La deriva perpetua del dolore. “Redenzione” di Chiara Marchelli

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Li chiamava “levigati proiettili” di esperienza vissuta, Vladimir Nabokov, immaginando quegli aspetti privati del narratore come perfettamente incastonati nel romanzo e per questo “del tutto al sicuro in mezzo a esistenze spurie”. Sul ruolo dei reperti personali nella narrativa d’invenzione la sintesi più efficace è quella con cui Régis Jauffret apre il suo nuovo romanzo incentrato sulla figura del padre: “La realtà giustifica la finzione”.

Leggere da tale angolazione un’opera come Redenzione di Chiara Marchelli, NNE, permette di collocarla come l’esito finale di un percorso narrativo composito, che già ne Le notti blu (Giulio Perrone editore, 2017) rivelava la volontà di immortalare la trasfigurazione generata dalla paura, culminata, attraverso altri temi e simboli, ne La memoria della cenere (NNE, 2019) con la necessità di rivendicare una trasformazione per reagire alla vita dopo un trauma. Un ritorno impossibile, perché annodato inesorabilmente alla coscienza di una disperazione oscura.

Un senso del vero

un senso del vero

Pubblichiamo un pezzo di Chiara Marchelli, tornata in libreria il 24 gennaio scorso con “La memoria della cenere” (NN Editore). di Chiara Marchelli Scrivere è una questione di concentrazione e scarto. Quando lavoro a un romanzo, la realtà perde presa, si sfoca, soffia contro persiane chiuse. Io mi sfilo, mi riduco, mi spoglio, mi libero. […]