Ciao Bernardo. Bertolucci racconta la sua magnifica ossessione

1novecento

Ricordiamo Bernardo Bertolucci con un’intervista raccolta da Chiara Nano per il volume Capitani Coraggiosi – Produttori Italiani 1945-1975, curato da Stefano Della Casa e uscito per Biennale Venezia Mondadori Electa nel 2003.

(fonte immagine)

Era il 2003. Incontrai Bernardo Bertolucci per la prima volta quell’anno in occasione dell’intervista qui sotto, che realizzai in forma di monologo. Fu uomo generosissimo, subito. Osservatore attento, mi sentivo scrutata a fondo. Una sensibilità ed una curiosità elevatissime che raramente mi capita d’incontrare. Lo andai a trovare nella sua casa altre due volte, nel 2007 e 2008. Quando mi ripresentai non avevo più solo la penna, ma la telecamera. Qualche anno dopo, la sua macchina da presa venne inconsapevolmente a visitare gli esterni della mia casa per il set di “Io e te”, un dolly divenuto poi la scena finale del suo ultimo film. Quella volta lo salutai con un certo imbarazzo, per quell’intimità forzata permessa solo al cinema. Dopo, incontri solo casuali –  ma quei primi tre e quel dolly finale sono stati un magnifico regalo. Grazie Bernardo.

Still recording è un piccolo capolavoro

STILL RECORDING 3 _300dpi

di Chiara Nano Non è stato facile guardare “Still recording” di Saeed Al Bataal e Ghiath Ayoub, premio Fipresci alla Mostra del Cinema di Venezia, esempio imperdibile di cinema neosperimentale. Il film è in questi giorni nelle sale italiane grazie al coraggio imprenditoriale di Reading Bloom e Kama Productions. Non è facile scriverne ora, temendo […]

TARGA EJ25xxxxx Roma. Una storia di violenza quotidiana

macerata

di Chiara Nano

Porta Maggiore, sabato 3 febbraio 2018, ore 14:30, primissimo pomeriggio.

“Negro di merda! Torna a casa tua! Che cazzo ci fai qua! La prossima volta porto una tannica di benzina e ti do fuoco!”. Giubbotto nero e occhiali da sole, i segni di una mascolinità ostile, l’uomo esce di fretta dal posto guida di una BMW bianca lucida. Aggredisce un ventenne, chiaramente non africano. L’automobile, portiera aperta e freno a mano azionato, resta inchiodata al semaforo rosso mentre il ragazzo, spatola lavavetri in una mano, boccetta di acqua saponata nell’altra, si lascia scuotere come un flessibile: “La mia macchina non la tocchi con le tue mani di merda!”, continua. Se questo razzista vede un ‘negro’, potrebbe aver ugualmente visto quel ‘negro’ toccare una donna ‘bianca’ di sua proprietà.