Scrivere di cinema: La donna dello scrittore

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di Marco Castelli

Georg scappa, dai fascisti che si allungano sull’Europa e sulla Francia. Scappa da Parigi, verso Marsiglia, destinazione scelta più dal caso che da un disegno razionale, con nello zaino solo delle lettere ed il manoscritto d’uno scrittore che ha deciso di terminare la sua fuga con il suicidio. Nella città focea, punto di raccolta dei rifugiati pronti alla fuga verso le Americhe, dove i consolati lavorano incessantemente per vagliare le domande di visti e transiti, la confusa situazione giuridica dei rifugiati si riflette sulla loro confusione identitaria ed affettiva: vengono tratteggiate delle identità alla deriva, divise tra la difesa della loro umanità e l’adattamento alla situazione circostante. In questo contesto il protagonista si muove con uno sguardo spento e disincantato, simile per certi versi a quello del protagonista de “Il Figlio di Saul” (László Nemes, 2015), nella snervante attesa dell’incerta partenza della sua nave.