Chi sta prendendo per il culo il ministro Profumo?

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Salve, buongiorno. Ho 37 anni, mi sono laureato in filosofia con 110 e lode, ho fatto due esami post-laurea in più (storia romana e storia medievale) pagando 130 euro ciascuno all’Università di Cassino nel 2008 (a Roma costavano 435 euro l’uno, tipo), necessari per potermi presentare all’esame di ammissione alla SSIS nel 2008. Ho sostenuto gli esami per i venti posti della mia classe di concorso, la A037, arrivando tredicesimo. Al test scritto, diverso per ogni sede, ho fatto personalmente annullare un paio di domande del tenore: Chi ha detto “L’uomo è schiavo della società?” a) Marx, b) Freud, c) Marcuse, d) Aristotele. A seguire i corsi biennali eravamo comunque, dai 20 che dovevamo essere, una quarantina – tra ripescaggi, trasferimenti, vecchi congelamenti scongelati, stranieri, personaggi venuti fuori dal nulla apparentemente molto amici di alcuni docenti, etc…

Nuovo cinema paraculo – The detachment, ossia il distacco della corteccia frontale che ti auspichi dopo venti minuti che sei entrato in sala

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Volete fare un brutto film che però poi la gente vi dice che è bello? Volete fare un film buttato là che manco i discorsi che fate alla piazzola autostradale il 25 agosto ma poi la gente vi dice che è un film riflessivo? Fate Detachment. Vi basta aver confezionato un film tagliato con l’accetta e moralisteggiante come American History X e trovare uno sceneggiatore appena uscito da qualche corso universitario di semiotica che chiama il suo protagonista Henry Barthes (“Sì pronuncia Barth, la s non si sente”, come ha il coraggio di recitare la battuta con cui si presenta) e insieme a sto sceneggiatore, Carl Lund (memento!) create il personaggio di un insegnante tristissimo che piagne sempre, senza senso dell’umorismo ma zero proprio (come ammette lui a un certo punto), poi gli mettete vicino una serie di colleghi ancora più tristi e sfigati – una specie di accolita tipo anonima docenti, e ambientate il tutto in una scuola piena di ragazzi difficili.

Italia, amore, luglio. Le infinite estati in cui essere tutto.

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di Christian Raimo e Marco Mancassola

CR. Gli esami di maturità nascondono nell’evidenza una grande contraddizione. La prassi vuole che ci sia un momento, alla fine dell’interrogazione orale ossia di tutto, in cui la commissione chiede al candidato: “E dopo cosa hai pensato di fare?”. È un piccolo rito in cui i ruoli non sono più asimmetrici, ma si parla per la prima volta, da pari, lo studente può respirare, non è più sotto torchio. La piccola stranezza che mi colpisce ogni volta è questa: abbiamo appena ascoltato qualcuno che sa padroneggiare – bene o male, non importa – questioni di cultura greca e vulcanologia, critica letteraria novecentesca e rudimenti di economia politica, citazioni da Freud e analisi iconografiche di Kandinskij; e a questa persona qui, noi dall’alta parte della scrivania cosa stiamo dicendo: Sai cosa c’è, tutta questa cultura trasversale non serve, è culturame funzionale solo a questo rito ormai concluso, questo liceo multidisciplinare era solo un modo per darti un ampio ventaglio di scelte, ora – da adulto a adulto – quale facoltà sceglierai? Come ti metterai a disposizione per il mondo nostro, per il lavoro, per produrre, per integrarti nella società? Che hai deciso di fare: non tradurrai più una riga di latino in vita tua, oppure dimenticherai per sempre le funzioni e i limiti?

I momenti migliori

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La diserzione è l’arma migliore.
Bum: sparisci – e il mondo muore.

Tra tutti gli odori che mi hai
lasciato sul corpo, ne ho un paio
che non mi tornano ancora:
l’antisettico che sa di morbo,
l’estate intera passata a scuola.

Hai voglia a dire che stai bene
e riesci a correre su una gamba sola,
se per mandare giù ogni parola
t’ingoi una bottiglia di pura soda –
il corpo a fuoco è la pelle interna.

L’estate, anche volendo, non finisce mai

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I piccoli mostri appesi allo stendino di casa
si carbonizzano:
guardare tuo figlio che accosta le dita al forno,
tutto il tempo –
la tragedia che non esiste
nel mondo dei supereroi,
sotto il vischio
e appena prima
che tu nascessi.

(Facciamo che io ero Dio e tu eri il Big Bang).

Il dibattito sulla crisi dell’editoria

Christian Raimo Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo […]

Cheever parade

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Questa recensione potrebbe iniziare così: I racconti di John Cheever sono il più bel libro uscito in Italia nel 2012. Poi qualcuno andrebbe in libreria; gli basterebbe leggere, per esempio, quelle quattro pagine che compongono “Il baco nella mela” e che cominciano così: “I Crutchman erano così felici, ma così felici, e così moderati in tutte le loro abitudini, e così contenti di tutto quello che gli capitava, che si era portati a sospettare che ci fosse un baco in quella mela così rosea e che lo straordinario colore rosato del frutto servisse solo a nascondere la gravità e la profondità dell’infezione”; immediatamente sarebbe meno scettico sull’elogio lapidario, e si convincerebbe a acquistare questo libro, nonostante la composizione (sono racconti!), la mole (850 pagine) e il prezzo (40 euro).

Se nun te calmi, t’arriva ‘na cinquina! #1 Emanuele Trevi e “Qualcosa di scritto”

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Che cos’è il romanzo di Trevi?
Un saggio di critica letteraria travestito da testo di narrativa, e un manuale di iniziazione travestito da romanzo di formazione.
La maschera: un giovane precario post-universitario, Trevi stesso, che scavalla la linea d’ombra attraverso l’immersione tragicomica come impiegato al Fondo Pasolini, dove – con il pretesto di dover curare un volume collettaneo delle interviste di P.P.P. – si ritrova a avere a che fare con la Pazza, Laura Betti, e insieme a lei affronta il picaresco e dolentissimo mondo degli orfani morali (se non letterali) di Pasolini.
Il manuale è invece nella struttura del libro simile a vari altri libri o altre parti di libri di Trevi, a cominciare da Istruzione per l’uso del lupo o Una musica distante: un’opera sostanzialmente di critica letteraria su Petrolio (il “qualcosa di scritto” del titolo) che però è un percorso rituale che Trevi illustra al lettore, proponendogli implicitamente di provarlo. Qui l’iniziazione proposta è quella di un rito di conoscenza che – sulla scorta di quelli eleusini ripresi da Pasolini ci porti a una forma di essere androgino, capace di una sapienza superiore a quella degli uomini comuni.

Italia, Amore: lavoro gratis

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Questo articolo, uscito sul numero di maggio di «Rolling Stone», è tratto dalla rubrica «Italia, Amore» di Christian Raimo e Marco Mancassola.

di Christian Raimo e Marco Mancassola

Raimo >> Con un po’ di spietata tenerezza uno alle volte si chiede: perché esiste una generazione di persone (in cui potrei essere compreso anche io) che in nome di un fantasma di riconoscimento sociale accetta di scrivere per un giornale a 3 euro a pezzo, insegnare a centinaia di persone all’università per un euro a semestre, si danna l’anima per un dottorato senza borsa, non batte ciglio di fronte alla proposta di pagarsi di tasca propria un tirocinio?

Kernberg, 1995

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“Ti sei preso una bella sbronza!” (risate)
Il tempo di fare colazione, lavarsi,
prendersi una vacanza, una laurea,
ricordarsi l’incidente stradale
con due costole rotte, l’ospedale
& lo sfratto, e tutte le volte che abbiamo
scopato, le montagne sullo sfondo
smangiate da un’attività sismica
interrotta soltanto da noi due
che guardiamo nel vuoto come a cercare
i fondi da consegnare a un aruspice.