Guardare Avengers: Endgame in un cinema di provincia

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Sono ormai convinto da molto tempo che non esistano nord e sud né differenze tra città e provincia, e che tutto si giochi, nel mondo contemporaneo, nella dialettica tra centro e periferia. Che peraltro sono due categorie mobili: adesso io sono la periferia e tu il centro, un attimo dopo è vero il contrario e […]

Chi ha paura dell’uomo nero? Roberto Minervini racconta il declino americano

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Il risveglio del Klu Klux Klan, il declino delle Black Panthers. Roberto Minervini, a venezia con “What you gonna do when the world’s on fire?”, in concorso a Venezia, racconta il declino dell’America contemporanea.

Dal Texas con amore. Conversazione sul cinema con Fausto Paravidino

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di Gianmarco Di Traglia La luce entrava in Fausto come quella di un proiettore entra in un fotogramma 35 mm, attraversando e risaltando ogni singola parte del suo volto. Per tutto il tempo del nostro incontro il suo sorriso non si è mai affievolito, nemmeno per un attimo. Ci siamo dati appuntamento a piazza Caprera, […]

Mostri estinti

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Pubblichiamo un pezzo di Giuseppe Sansonna uscito su Orwell. (Immagine: È stato il figlio, Daniele Ciprì.)

I mostri di celluloide sono in via di estinzione. Dino Risi e affini ne avevano catalogati a decine, negli anni sessanta. Da troppo tempo, invece, non trovano più spazio sugli sbiaditi schermi del cinema italiano. Monotono nel riproporre macchiette anemiche, di maniera. In perenne affanno rispetto ad una realtà affollata da devianze antropologiche, nate a imitazione della televisione più corriva. L’attuale commedia italiana, salvo rare eccezioni, ai baccanali grossolani della Roma polveriniana contrappone le prostitute edificanti di Nessuno mi può giudicare. Del Satyricon in perenne espansione in cui viviamo non rimane traccia nelle commedie giovanili in serie, nelle stucchevoli notti prima degli esami, nelle pochade vacue di Salemme e affini. Una presenza perturbante come Ratzinger, un tempo, avrebbe acceso le contorsioni visive di Petri e Ferreri. Oggi, affiancato da Checco Zalone, diventa un caratterista minimo, un vecchietto bonario goloso di cozze pelose e con l’accento da Sturmtruppen.

Contro il cinema

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Il 16 marzo del 2002 moriva a Roma Carmelo Bene, artista eclettico e provocatorio, forse il più grande attore di teatro mai apparso in Italia. Abbiamo deciso di ricordarlo qui su minima con uno speciale a lui dedicato. Il primo articolo è la prefazione che Emiliano Morreale ha scritto per il volume, « Contro il cinema», da lui curato, che raccoglie le interviste che Bene ha concesso commentando spietatamente il suo cinema e quello degli altri. A seguire un ricordo firmato da Giuseppe Sansonna e un articolo di Emiliano Sbaraglia apparso anche sul «Futurista».
Vi ricordiamo che stasera, alla libreria minimum fax di Roma, abbiamo organizzato una serata omaggio a Carmelo Bene, che avrà come ospiti Emiliano Morreale e Antonio Pascale, e proseguirà con letture di Emiliano Sbaraglia tratte da «Sono apparso alla Madonna» (Bompiani).

Mario Monicelli, ultimo socialista

di Goffredo Fofi

La morte di Mario Monicelli ha segnato davvero la fine del grande cinema italiano “per tutti”, nostra arte centrale negli anni che vanno dal 1943 di Ossessione al 1977 di Un borghese piccolo piccolo, e forse al 1990 di La voce della luna, che era già una sopravvivenza e non più una presenza. Monicelli ha scelto, a 96 anni, di darsi la morte in modo lucido, cosciente, profondamente rispettabile: malato da tempo di cancro, non vedeva quasi più, ed era costretto, irritandosene, a occuparsi ossessivamente del proprio corpo malandato.

Drive: “One percent of everything is not crap”

Christian Caliandro e Giulia Pezzoli

1. Come costruire un capolavoro, e incastonarlo nel mainstream contemporaneo.
Nicolas Winding Refn ha sfruttato in Drive i limiti propri del cinema hollywoodiano contemporaneo, lavorando negli interstizi e sulle atmosfere. La struttura del film è quella di un noir attuale, ben costruito e modellato, ma i muscoli e la carne di questo film sono corpi pressoché estranei per il codice mainstream di questi tempi.

L’infinita vanità del tutto

di Daniele Manusia In contemplazione del proprio giardino, Giacomo Leopardi rifletteva: “Ma in verità questa vita è trista e infelice”; e a conclusione del canto A Se Stesso invitava il proprio cuore sofferente a disprezzare quella che lui chiamava “l’infinita vanità del tutto”. Due secoli dopo, quello stesso vuoto sembra essere tornato di moda. Almeno […]

Here and After

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«Hereafter» significa «aldilà». Ma in inglese la parola composta mantiene nel primo elemento (here) quel rapporto diretto con la realtà terrena che nel termine italiano – tutto sbilanciato nelle regioni impervie dell’escatologia – rimane imprudentemente sottinteso. Mi sembra dunque indovinata la scelta di non tradurre il titolo dell’ultima pellicola di Clint Eastwood, che a ben vedere ha molti più punti di contatto con la vita di quanti non ne abbia con la morte. Le tre storie che vanno a confluire nel finale del film hanno per protagonisti tre personaggi che loro malgrado si ritrovano ad affrontare – da diverse angolazioni – il rapporto morte-vita: Marie, una spigliata e attraente giornalista francese all’apice della sua vita privata e professionale; George, un sensitivo di San Francisco dalle sorprendenti capacità medianiche; e Marcus, un bambino londinese figlio di una madre tossicodipendente e alcolizzata.

Una riflessione su Christopher Nolan

di Filippo Bizzaglia

I film di Christopher Nolan possiedono tutti – dopo i primi lavori Memento e Insomnia – una loro densa spettacolarità: costruiti meticolosamente sulla carta prima ancora d’essere girati, sono lo sviluppo sistematico e definitivo di un’idea. Il cinema con Nolan fa ritorno alla sua missione originaria, quella di sviluppare l’elemento visuale, e visionario, dell’uomo, quello di essere una sorta di protesi della sua immaginazione