Il sentimento Ciudad Juárez

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99. (Fonte immagine)

Ciudad Juárez è una città dello stato messicano del Chihuahua, a meno di un chilometro dalla frontiera con gli Stati Uniti. La cosa più famosa di Ciudad Juárez è il femminicidio. Nel 1993 è stato denunciato il primo omicidio di una donna, da lì in avanti un crescendo che ha portato il numero di donne ammazzate a circa quattrocento. Lo stato confusionale in cui si muove la giustizia a Ciudad Juárez fa sì che a oggi sia impossibile individuare gli assassini, e che sia impossibile evitare che la strage vada avanti, impunita e quasi leggendaria. Leggendario non è aggettivo politicamente corretto per descrivere un femminicidio, eppure rende perfettamente lo stato delle cose laddove sono più la letteratura, il cinema e la musica a denunciare i crimini commessi che la stampa locale e internazionale.

Ancora su “Ossa nel deserto”

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Nell’ultimo anno si è molto parlato di condizione della donna, e la parola “femminicidio” è comparsa anche sui giornali italiani. Il più sconvolgente caso di femminicidio relativamente recente riguarda il caso di Ciudad Juárez. La vicenda a un certo punto è diventata addirittura materia letteraria (2666 di Roberto Bolaño), ma il primo vero detective-scrittore a calarsi in questo pozzo senza fondo è stato Sergio González Rodríguez (non a caso ammirato e “inseguito” dall’autore cileno, che avviò con lui una corrispondenza), autore dell’indimenticato e sempre consigliato Ossa nel deserto.

Nel 2006, un italiano, Alessandro Armato, intervistò Sergio González Rodríguez per “Mondo e Missione”, una delle più antiche riviste missionarie d’Europa

di Alessandro Armato

Le cifre fanno venire i brividi. Sono oltre 430 le donne assassinate a Ciudad Juárez dal 1993 a oggi. E oltre 600 quelle scomparse nel nulla. In questo polveroso angolo del Messico, al confine con gli Stati Uniti, è in atto un autentico «ginocidio». E le autorità, finora, non sono state in grado di dare una spiegazione convincente.
Questa vicenda agghiacciante rischiava di rimanere sepolta sotto la sabbia del deserto di Ciudad Juárez.

Tra Napoli e il Messico

Abbandonare Napoli, per raccontarla nella distanza. Abbandonare il racconto di Napoli (con i suoi cliché, i suoi luoghi comuni, le sue strade abusate), per riavvicinarsi al cuore della città, e ai suoi fantasmi. Fin da subito, è stato questo l’obiettivo di Maurizio Braucci quando ha iniziato a scrivere il romanzo Per sé e per gli altri, ora edito da Mondadori nella collana Strade Blu.