Se Hollywood non riesce più a farci sognare

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Pubblichiamo un articolo di Emiliano Morreale apparso su la Repubblica ringraziando l’autore e la testata.

di Emiliano Morreale

Più stelle che in cielo, «More stars then there are in heaven », era il celebre motto della Metro Goldwyn Mayer negli anni ‘30. Si riferiva al parterre di divi che la Casa aveva sotto contratto, da Greta Garbo a Clark Gable. Ma potrebbe essere un motto di tutta Hollywood. Gli studios, i generi, le star: questi erano i pilastri di un sistema che procedeva correggendosi ed evolvendo insieme al proprio pubblico di massa. Hollywood era le sue star. E certo, fin da subito si è parlato delle illusioni, delle zone d’ombra del mito. I canti su miserie&splendori; del divismo ci sono sempre stati, nel cinema e nella pubblicistica. Ma era, appunto, l’altra faccia del mito. Il Divo o la Diva potevano fallire, autodistruggersi, invecchiare, ma rimanevano (e forse diventavano ancora di più) Divi. Oggi, in film come il recentissimo Maps to the stars di David Cronenberg o, prima ancora, The Canyons di Paul Schrader scritto da Bret Easton Ellis, c’è qualcosa d’altro. C’è l’ormai raggiunta consapevolezza che il cinema non è più la fabbrica dei sogni e delle star. Nessuno dei personaggi del film ottiene davvero il successo; l’incanto è spezzato, e divi e registi si aggirano per le loro ville californiane come spettri.

Andy Warhol intervista Alfred Hitchcock

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Dal 21 al 23 ottobre torna al cinema, in versione restaurata, La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock (l’elenco delle sale è sul sito ufficiale). Pubblichiamo un estratto dell’intervista di Andy Warhol tratta da Io confesso. Conversazioni sul cinema allo stato puro, pubblicato da minimum fax nel 2008. Traduzione di Riccardo Bnà.

Il pezzo che segue fu pubblicato sulla rivista Interview, fondata da Warhol, in forma di pura sbobinatura – non editata – della conversazione; per questo motivo in alcuni punti si fa riferimento ai lati della cassetta su cui era stata registrata, e in altri compaiono stralci di dialogo che non vengono attribuiti a nessun interlocutore specifico; compaiono inoltre dei punti interrogativi nei passaggi in cui l’autore della trascrizione non era sicuro dell’ortografia dei nomi propri.

Hitchcock, di Andy Warhol (1974)

Venerdì 26 aprile 1974, New York, hotel Park Lane, al numero 36 di Central Park South. Alfred Hitchcock è in città, accompagnato dalla moglie Alma Reville Hitchcock, perché lunedì prossimo riceverà l’omaggio della Lincoln Center Film Society. Andy Warhol e Vincent Fremont raggiungono la suite di Hitchcock, dove ad accoglierli c’è John Springer, l’addetto stampa. Hitchcock è nel bel mezzo di un’intervista con «Un Giornalista» che apparirà su un settimanale nazionale il mese prossimo. In silenzio Warhol e Fremont entrano e si siedono in disparte. Dall’altro lato della stanza, su un divanetto, è seduta la signora Hitchcock. «Un Fotografo» sta aspettando la fine dell’intervista per fare qualche scatto. «Un Giornalista» e Hitchcock sono seduti di fronte a un’enorme finestra, uno davanti all’altro, e il loro profilo si staglia sullo sfondo di Central Park. Hitchcock indossa un vestito blu scuro, una camicia bianca e una cravatta scura. Warhol ha un paio di jeans e un blazer nero a doppiopetto firmato Yves Saint-Laurent.

Sede Vagante – I media e il Vaticano/2

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Qui la prima parte. (Fonte immagine: PontifEX (2013), documentario di Emiliano Sacchetti, prodotto da Federico Schiavi.)

Nei discorsi che hanno accompagnato il cammino verso la recente elezione del nuovo pontefice è stato inevitabile che si facessero paragoni con “l’altra volta”. Magari meglio circostanziato nei dibattiti televisivi, ma spesso per le strade chiamato semplicemente “l’altra volta”, il lungo calvario di Giovanni Paolo II e la successiva elezione di Benedetto XVI rappresentano l’eterno paradigma dell’evento epocale per eccellenza. I numeri possono dare un’idea delle differenze tra le due successioni: Wojtyla fu ricoverato una prima volta il 1 febbraio 2005 e morì il 2 aprile successivo; le esequie furono celebrate l’8 aprile, il conclave si svolse il 18 e il 19, l’intronizzazione di papa Ratzinger avvenne il 24 aprile. Un totale di 83 giorni, contro i soli 37 trascorsi dall’annuncio di dimissioni di Benedetto XVI alla messa di insediamento di Francesco. Va considerato inoltre che nel 2005 il cambiamento di pontefice avveniva dopo quasi 27 anni, dall’ottobre del 1978.