Paesaggi contaminati: letteratura e reportage secondo Martin Pollack

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Martin Pollack sarà tra gli ospiti internazionali di Geografie sul Pasubio, quattro giorni di trekking tra i rifugi e le malghe del Monte Pasubio, tra la Provincia di Trento e quella di Vicenza, con incontri dedicati al reportage, al racconto dei luoghi e degli uomini.

«Lavorare a Il morto nel bunker. Inchiesta su mio padre ha significato anche distruggere la mia infanzia. Ho avuto un’infanzia meravigliosa, tanto amato dai miei nonni che mi hanno allevato. La mia ricerca mi ha messo spietatamente davanti agli occhi il fatto che essi non erano solo affettuosi nonni, ma anche protervi nazisti, pieni di odio e disprezzo per gli altri, slavi ed ebrei. La distruzione della propria infanzia è un’impresa pericolosa e non so se riuscirò mai a superarla», ha raccontato una volta Martin Pollack a Claudio Magris.

La Lampedusa di Maylis de Kerangal

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Questo pezzo è uscito sul Corriere della Sera: ringraziamo la testata e l’autore (fonte immagine).

di Stefano Montefiori

In un caffé del quartiere Odéon, Maylis de Kerangal e l’Italia. L’autrice di Nascita di un ponte e Riparare i viventi partecipa nel fine settimana alla Comédie du Livre di Montpellier, il festival letterario che quest’anno ha l’Italia come ospite d’onore. L’ultimo libro di Kerangal in Francia è Un chemin de tables, reportage nel lavoro di chef attraverso la vita di Mauro, cuoco italiano; ed è da poco uscito per Feltrinelli Lampedusa, viaggio nelle risonanze prodotte dalla notizia di un naufragio di migranti.

Qual è la sua relazione con la letteratura italiana?

«Una decina di anni fa una rivista mi chiese una specie di lettera di ammirazione a qualcuno che per me fosse speciale, e scrissi: “Caro Leonardo Sciascia…”. Al Festival ci sarà Claudio Magris, un autore che ha un’influenza enorme, come il nostro amico che ci guarda (indicando un ritratto di Umberto Eco, ndr). Ho amato Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini, e poi Morante, Pavese, Pasolini, Malaparte… Il fatto che l’Italia sia presente a Montpellier ci permette di conoscere meglio una letteratura a noi così vicina, ricca di figure spettacolari, ma anche di una vitalità non così nota. Noi francesi non abbiamo un rapporto di esotismo con l’Italia, la pensiamo più in termini di vicinanza. Di condivisione di una stessa scrittura ma con voci comunque lavorate in modo diverso».

Oltre il nichilismo e nel delirio – leggendo l’ultimo romanzo di Claudio Magris

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Siamo figli dell’epoca,
l’epoca è politica.
Wisława Szymborska, Figli dell’epoca

L’ultimo romanzo di Claudio Magris, Non luogo a procedere, racconta e affronta la Storia e il suo riflesso, la memoria, fra le voci e le colpe e le rabbie dei superstiti e dei dimenticati e le ossessioni del protagonista, un professore triestino che raccoglie e scheda e vaglia armi e strumenti bellici di ogni tipo, fra sottomarini e carri armati e lance azteche e cannoni e manifesti e via di seguito, riesumando storie e orrori e testimonianze e dedicando la propria esistenza alla realizzazione di un terribile Museo della Guerra, rimasto incompiuto. Un rogo porrà infatti fine alla sua opera, al museo, divampando mentre dorme in una bara aperta, come era solito fare, finché una donna di nome Luisa, figlia di un’ebrea sopravvissuta alla Risiera di San Sabba e di un soldato americano nero (e forse vera protagonista del romanzo), non riprenderà i suoi taccuini e le sue ossessioni e darà inizio al racconto, alla memoria.

Se il Rex ci «parla» dei profughi

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Oggi, sabato 5 settembre, alla Mostra del Cinema di Venezia «prima» mondiale per la copia restaurata di «Amarcord» di Federico Fellini, che verrà proiettata a 40 anni dal premio Oscar vinto nel 1975. Pubblichiamo un intervento di Oscar Iarussi apparso su Tu non conosci il Sud – Gazzetta del Mezzogiorno

Il leggendario passaggio notturno del Rex al largo di Rimini in Amarcord (1973) di Federico Fellini conclude una sequenza iniziatasi in pieno giorno. È un’epifania «adriatica» della storia del cinema e dell’immaginario collettivo concepita sulla sponda del Tirreno. Il direttore della fotografia del film, Giuseppe Rotunno, ebbe a raccontare: «Il Rex fu girato dentro le piscine di Cinecittà. Invece l’imbarco per la serata del passaggio del Rex l’abbiamo girato a Fiumicino, stavamo girando un tramonto e gli ho detto: “Federico, abbiamo il sole dalla parte sbagliata! A Rimini non tramonta in mare” – “Sto qui per quello!”, mi ha risposto».

Nessuna destinazione in vista. Accanto a Bolaño e ai suoi detective selvaggi

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di Leonardo Merlini

Un sentiero di terra battuta in un giorno particolarmente afoso, il cane che mi precede e le mie scarpe impolverate, orfane. La Valpadana come il deserto di Sonora. Un cielo incombente nel pieno mezzogiorno messicano e delle figure ferme nella luce, disperse appena fuori dal giardino di casa, lontano e al tempo stesso vicinissime a Macondo, ma in un’altra galassia, o in un’altra dimensione, condannata all’incomunicabilità. Uno scrittore che fuma e mi parla, protetto dalla notte e dalle piante di Villa Torlonia, mi parla per quindici lunghi minuti davanti a una telecamera, mi parla di un altro scrittore che, in qualche misura, sono stato io a fargli leggere. Una sera sulla costa della Catalogna, l’odore del mare e delle creme solari, nauseabonde e dolcissime, mentre da qualche parte suona un telefono e l’uomo seduto accanto all’apparecchio decide consapevolmente di non rispondere.