In morte del console onorario

MBDBETH EC091

Questo pezzo è uscito su Il Foglio. (Immagine: una scena del film Il console onorario di John Mackenzie)

D’ambasciatori celebri son piene la storia e la letteratura; e di consoli, anche, illustri e letterari: Nathaniel Hawthorne a Liverpool; Stendhal a Civitavecchia, James Fenimore Cooper a Lione; di consoli onorari meno, poiché meno prestigiosi, perché il rango è quello infimo della diplomazia, come codificato dalla Convenzione di Vienna del 1963. Emissari low cost, scelti tra emigrati che ce l’hanno fatta, dunque mercanti arrivati, senza stipendio, senza marsina, immunità se non quella misera dell’archivio (ma cosa mai dovranno archiviare?).

Eppure, che fascino esotico per questa carica: tutta colpa di Graham Greene, e del suo romanzo del 1953 poi portato al cinema da un film di categoria esotica con Michael Caine e Richard Gere?

Le vecchie dello Strega

timthumb

Michele Masneri ci racconta la serata finale del Premio Strega. Questo pezzo è uscito su Studio.

Sono tante. Vestono soprattutto di giallo, di rosso, di nero. A pois. Con cuffiette, nastri, velette; con orecchini a forma d’aragosta, di gambero, di serpente. Sono molto scollate. Non si vedono quasi mai in giro. Solo allo Strega.

C’è tutta una terza età gloriosa a Roma, che palpita nei taxi, al volante, nei bar; chiome candide maggioritarie, la città è loro. Però la terza età che arriva allo Strega è peculiare, si prepara ogni anno con cura, con dedizione, stando nascosta tutto l’anno per poi scendere qui a Valle Giulia e comparire nel museo etrusco come in un’apparizione, come in “Thriller” o nel battesimo di Rosemary’s Baby. Anche giovedì sera. Diverse molto grasse, tinte, con capelli corvini molto lunghi, fasciate di pelle, con rossetti rossi. Molto aggressive, anche. Chiuse in casa o in villa tutto l’anno, questa è la loro serata.

Siamo rovinati, ci piaceva di più lamentarci

the_royal_tenenbaums_182

Questo pezzo è uscito sull’ultimo numero di IL, il magazine del Sole 24 Ore.

Il ministro? Ma che, sei matto?». B. è un grande amico mio, ha quarant’anni, è romano, sta facendo una rapida e meritata carriera nell’unica tecnostruttura rimasta in un Paese di tensostrutture, ci vediamo per un aperitivo a Monti proprio il giorno dopo il giuramento di Matteo Renzi, cioè 24 ore dopo l’arrivo dei Giovani al Potere, e cioè giovani mica tanto, i nostri coetanei insomma; evento comunque che ci angoscia molto, se ci mettiamo qualche bicchiere per ammetterlo sinceramente.

«Ma che, sei matto?», mi dice, perché per scherzo gli ho chiesto se lui, richiesto, lo farebbe, il ministro.