Lawrence Durrell e il Quartetto di Alessandria

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

All’inizio, Alessandria lo deluse. Era abituato a ben altro, Lawrence Durrell. Era abituato alle isole, al Mediterraneo luminoso, alla Grecia delle taverne dove il tempo non passa mai. Qui, invece, la frenesia dei commercianti, la sporcizia delle strade, la cupezza di un mare improvvisamente diverso lo gettarono al limite della depressione.

Forse, a tratti, pensò che lentamente le cose sarebbero cambiate. Ma di sicuro non poté immaginare, almeno nell’autunno del 42, che la città di Alessandro, Apollonio Rodio, Plotino e Kavafis, sarebbe diventata la vera protagonista del suo capolavoro: quattro libri nell’insieme noti come Quartetto di Alessandria, uno dei picchi della letteratura novecentesca.

Da Kavafis a Seferis: Filippo Maria Pontani, artigiano della parola

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. (Immagine: la poesia Quanto più puoi di Kavafis)

Ci sono storie che sembrano acquistare un senso in luoghi lontani da quelli in cui una semplice evocazione biografica li collocherebbe. La storia di Filippo Maria Pontani, filologo, traduttore, poeta, maestro tra i principali del nostro Novecento, sembra prendere luce in un triangolo umano che si sviluppa sulle rive meridionali del Mediterraneo, in una città oggi sepolta da colate di cemento e dimenticanza. È una storia alessandrina. Si snoda attraverso biblioteche, scuole, teatri, bar, numeri, poesia, amore e Grecia. Una Grecia eterna, metastorica, radicata nel mito e sparsa attraverso ogni angolo del mondo fino alla contemporaneità più lontana dalle origini e che pure ritrova unità ogni volta che una specie di destino finisce per mettere assieme uomini carichi di passato e di futuro.