Il dolore non è un ciao

Costituente Pd

[Piccola premessa: ho scritto molte volte sulla produzione letteraria di Walter Veltroni, cercando di tenere ben distinto un giudizio sull’uomo politico. Penso che quest’esercizio di onestà intellettuale sia stato per molti versi una mia forma di colpevole tenerezza. Perché, per fortuna, da qualche mese, da più parti vedo emergere una presa di distanza molto critica e molto condivisa per quell’esperienza politica lì. In modi molto spesso elaborati, ma anche in modo molto spesso semplicemente schietti, il giudizio su Veltroni e il veltronismo comincia a essere storico e implacabile. Anche il mio. Ma provate per esempio a vedere i commenti sul sito della Rai dopo la sua intervista a Che tempo che fa? Nonostante questo, Walter Veltroni appunto continua a avere un credito giornalistico incommensurato al suo credito politico. Ieri ha detto quello che ha detto sull’Articolo 18. Posto oggi questo pezzo che avevo scritto per Alfabeta2, che raccoglie anche considerazioni che ho fatto altrove e la cui pubblicazione su minimaetmoralia avrei rimandato a altre occasioni. Ma ieri Veltroni stesso mi ha fornito un pretesto che non avrei voluto.]