Il ritorno delle facce

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Questo pezzo è uscito su Pagina99, che ringraziamo per averci concesso di pubblicarlo anche qui.

“Mostruoso chi è nato dalle viscere di una donna morta”, scriveva Pier Paolo Pasolini in una delle sue più celebri poesie, “e io, feto adulto, mi aggiro / più moderno di ogni moderno / a cercare fratelli che non sono più”.

Tra i fratelli che non sono più, Pasolini contemplava i sottoproletari la cui originaria umanità non era stata stravolta dalla pialla dello sviluppo e divorata dalla società dei consumi. Tuffandoci oggi nel ventre del nostro paese, a quarant’anni di distanza, siamo sicuri che le cose siano andate così?

La vita oltre la fine (del bancomat). Leggere noi e la Grecia attraverso la letteratura.

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Pubblicai la prima volta questo articolo nel 2012 su “La Repubblica”. Purtroppo è tutto ancora più attuale. Consiglio sempre il libro di Christos Ikonomou, il quale sarà al festival di Mantova nel prossimo autunno.

Sono mesi che guardiamo alla Grecia nel tentativo di leggere (e scongiurare) il nostro futuro prossimo. Si tratta di un’osservazione non senza ostacoli anche di ordine emotivo: gli economisti simulano pubblicamente il terrificante effetto domino che potrebbe innescare l’abbandono dell’euro da parte di Atene, mentre le istituzioni invitano alla solidarietà continentale parlando una lingua che rischia spesso di cementare la distanza. Così, se vogliamo una finestra aperta sulla crisi che generi empatia prima che panico o qualunquismo, è alla letteratura che dobbiamo rivolgerci ancora una volta.

Perché la stampa italiana racconta la Grecia in modo apocalittico?

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di Matteo Nucci Atene. Federico Fubini è il vicedirettore del Corriere della Sera. Non lo conosco e non l’ho mai incontrato. La prima volta che ho letto e riletto la sua firma è stato pochi mesi fa quando scriveva per Repubblica. Il suo era un pezzo di apertura su Cernobbio e Varoufakis e le sue […]

Come vanno le vendite dei libri? Stabilmente male. E i classici? Male pure quelli

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Riprendiamo quest’analisi dal sito ibuk.it

di Kim Philby
Andamento negativo del -4,65% a valore e -3,90% a numero di pezzi per il dato consolidato a Maggio 2014, rispetto allo stesso periodo 2013; dati pressoché negativamente stabili rispetto a Aprile 2014.

Maggio comunque registra il secondo peggior dato dall’inizio dell’anno: -6,60% a valore e –5,43% a numero di pezzi.

Nessuna solidarietà per i giornali che chiudono?

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I giornali chiudono. Alle volte in modo velocissimo. Pubblico di Luca Telese per esempio ci ha messo poco più di tre mesi. Ha dilapidato 650.000 euro e lasciato un sacco di giornalisti a spasso – casse integrazioni ballerine – e almeno un centinaio di collaboratori non pagati. Anche Pagina 99 ha chiuso il quotidiano dopo un paio di mesi per reinventarsi come settimanale. Ha chiuso Terra: giornale ecologista, dal 2009 al 2011 era in edicola tutti i giorni, 16 pagine 1 euro, poi è diventato mensile, poi non è più uscito – i giornalisti, che avevano fatto istanza di fallimento, sono ancora in causa con l’azienda per il saldo degli arretrati e sono finiti tutti in cassa integrazione (il sito è completamente bianco con delle scrittine html un po’ malinconiche). Liberazione ha salutato i suoi lettori il 19 marzo scorso dopo aver provato a restringersi, rinnovarsi, uscire solo on line (sul sito, cristallizzato da quattro mesi, campeggiano un comunicato di Paolo Ferrero, una pubblicità dell’università telematica eCampus e un video sull’eredità di Chavez nel nuovo Venezuela). Il riformista ha chiuso definitivamente due anni fa; qualcuno che ci lavorò ancora spera nei soldi di un’onda lunghissima del liquidatore. Hanno chiuso la maggior parte delle edizioni locali dei quotiani nazionali. E le riviste, come XL. E i grandi e piccoli quotidiani dimagriscono, prepensionano, ondeggiano sull’orlo del precipizio, non assumono, licenziano, sopravvivono con la cassa integrazione a rotazione, abbassano i compensi a un livello talmente infimo che scarseggia persino l’ossigeno… Dal Foglio al manifesto, dal neonato Garantista alle corazzate Repubblica e Corriere.

La crisi a teatro secondo Fausto Paravidino

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Questo pezzo è uscito sul numero di aprile dei Quaderni del Teatro di Roma. (Foto: Ilaria Scarpa.)

“Crisi” è una delle parole più frequentate dalla politica e dall’arte nell’ultimo quinquennio. E anche se a tutti noi è chiaro il contorno di questa parola, le sue coordinate economiche e i suoi effetti possibili sul futuro, quello che ancora è immerso nella nebbia è la sua sostanza, il modo cioè in cui i numeri della crisi si traducono nell’incandescente materia della vita, né intaccano le abitudini e le sicurezze e a poco a poco trasformano le relazioni, gli affetti, le dinamiche sociali e lavorative. Per questo Fausto Paravidino ha scelto di partire da questa parola per avviare il suo laboratorio di drammaturgia, che si sta tenendo in più fasi al Teatro Valle Occupato nel corso di questa stagione.

«Abbiamo scelto di partire dalla ‘Crisi’ perché ci sembrava un tema unificante – spiega Paravidino – Per due motivi: da un lato è un tema all’interno del quale tutti quanti si possono riconoscere, perché è quello che stiamo vivendo tutti. Dall’altro parlare di crisi significa parlare di teatro: una commedia inizia quando un ordine entra in crisi».

L’amore in tempo di guerra. I mass media e la crisi del 2012

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Questo pezzo è uscito su Link. Idee per la televisione N12 – Insert coin/Game over. Puoi scaricare gratuitamente Link 12 per iPad qui. 

di Violetta Bellocchio

Accendere la tv, sfogliare una rivista, navigare in rete. Tutte azioni che ci consentono di sfuggire, almeno per un po’, alla lugubre atmosfera che ci circonda. Ma che in fondo ci riportano alla crisi, che sia per informarci sui suoi sviluppi o per farci ridere – amaramente – di essa. Tra frasi a effetto svuotate di senso e Sara Tommasi, la paura fa notizia.

Fatto: la realtà è contraddittoria, difficile da raccontare in 90’’.

Cronaca: alla realtà viene sovrapposto un frame narrativo, che nasconde le difficoltà, trasforma le contraddizioni in “normali” punti di svolta all’interno di una struttura a tre atti, e in generale si assume il compito di spiegare l’inspiegabile.

Il dibattito sulla crisi dell’editoria

Christian Raimo Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo […]

Breve storia della crisi

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Questa testo è contenuto in appendice al saggio «Manifesto degli economisti sgomenti. Capire e superare la crisi» (pubblicato da Sbilanciamoci! e da minimum fax, 2012), un libro importante perché smentisce alcune false certezze sulla crisi economica che stiamo attraversano e fornisce delle misure alternative per fronteggiarla. Questa breve storia della crisi curata da Andrea Baranes ne è un assaggio.

di Andrea Baranes

Troppo debito?
Nella prima metà degli anni Novanta il governo Berlusconi annunciava un nuovo miracolo italiano fondato sulla crescita e lo sviluppo, prometteva tagli delle tasse per cittadini e imprese, investimenti pubblici per trasformare il paese.

«Io te ne faccio dono»

Sul blog di Giorgio Fontana, un’interessante riflessione sul ruolo che devono (e possono) avere letteratura e scrittura in questo tempo di crisi.

Cosa può fare la letteratura in tempo di crisi? Cosa può, naturalmente, non cosa deve: non credo che la letteratura abbia altro dovere se non quello di raccontare delle buone storie e cercare di colpire il cuore delle cose. Ma la domanda è pressante. Per quanto sia isolata la nostra torre, la realtà bussa con insistenza alla porta, e da un po’ di tempo è sempre più difficile fare finta di nulla.