Docenti di lingua-cultura italiana, precari e bistrattati all’estero

Withered sunflowers stand in the fog on

[Visto l’interesse comune per le tematiche trattate, questo articolo viene pubblicato oggi anche su Carmilla e La poesia e lo spirito/Viva la scuola].

di Fabrizio Lorusso

Nel dibattito sul precariato e il riconoscimento della professionalità dei docenti d’italiano come lingua seconda o straniera – L2 o LS – sono pochi i contributi sulle istituzioni italiane all’estero, in particolare sugli Istituti Italiani di Cultura (IIC). Il caso specifico che intendo descrivere riguarda la precarietà imperante a livello lavorativo nell’Istituto di Città del Messico, un esempio rappresentativo di un deterioramento comune a molte altre sedi estere. Sebbene esistano in Italia e all’estero condizioni di sfruttamento ben peggiori di quelle che riguardano i precari della cultura e dell’insegnamento, la situazione di queste categorie, scarsamente riconosciute in termini professionali, resta preoccupante. E riflette quella generale del mondo del lavoro in un paese con la disoccupazione al 13% in cui la caduta quasi trentennale del potere d’acquisto dei salari e la presenza di un esercito crescente di “riservisti” hanno compresso stipendi e diritti.

Intervista a Tullio De Mauro

L’intervista uscita per «il Messaggero» di Matteo Nucci a Tullio De Mauro, che lo scorso 31 marzo ha compiuto ottanta anni.

«A inizio Novecento, Giolitti capì che il Paese aveva bisogno di istruzione. Da Presidente del Consiglio, scelse un Ministro forte, Vittorio Emanuele Orlando, e nacque la scuola elementare italiana. Oggi, avremmo bisogno di un capo del governo del genere, uno che in prima persona voglia reimpostare la politica scolastica e culturale del Paese. Per puntare davvero sulla produttività. Mi pare però che ne siamo ben lontani». Tullio De Mauro compie 80 anni e festeggia facendo quel che ha sempre fatto. Massimo linguista italiano, Ministro dell’istruzione per tredici mesi, non ha mai smesso di riflettere sullo stato di salute del sistema scolastico e universitario italiano. E oggi dice: «La scuola può salvarsi. L’Università l’hanno fatta a pezzi. Della ricerca è quasi inutile parlare. È evidente a moltissimi esperti di economia che stiamo già pagando, in termini di produttività, un deficit di ricerca. Ma nessun politico ne parla. Eppure all’estero, Sarkozy e Hollande si sfidano sull’istruzione; Obama per vincere punta sull’istruzione; la Merkel taglia i fondi su tutti i settori e quel che risparmia lo redistribuisce all’Istruzione. Qui invece si demanda a un Ministro come se fosse materia di un solo Ministero. Da Monti non ho sentito una parola. E, per la verità, non ne ho sentita una da nessun altro politico, con l’eccezione, davvero solo verbale, di Vendola».

Come difendere il valore
del lavoro intellettuale e creativo

gipi

Sul sito La furia dei cervelli è apparso questo contributo alla discussione sullo stato del lavoro culturale in Italia firmato da Sergio Bologna. Lo pubblichiamo in previsione delle tre assemblee a tema che si svolgeranno durante festival «Libri come», 8-11 marzo, all’Auditorium-Parco della Musica: domenica 11 marzo, alle ore 20, questo intervento di Bologna aprirà l’assemblea «Il lavoro culturale: la bandella della Magliana», venerdì 9 e sabato 10, alla stessa ora, si svolgeranno le assemblee «0,60 a cartella» e «La cassa delle letterature». Vi aspettiamo per discutere insieme di argomenti che ci riguardano. la foto con cui apriamo il pezzo è un’illustrazione di Gipi.

di Sergio Bologna

Dovessi raffigurarmi il paradiso
me lo immaginerei come una biblioteca.
(H. Müller)

Una cartina di tornasole in mezzo all’oceano

È difficile, soprattutto in questo momento, riuscire a dire qualcosa dell’Islanda che non indulga al facile esotismo politico. Vale a dire che non semplifichi gli scenari presumendo che al grumo inerte del paese in cui viviamo risponda, come un’alternativa socioculturale perfetta, quest’isola apparentemente immobile e astratta (in realtà geometricamente concreta, persino febbrile) scollata di qualche centinaio di chilometri dalla Groenlandia.

Mezzanotte Strega

di Christian Raimo

Ora che la competizione è finita, svoltasi anche quest’anno con il discutibile gentlemen’s agreement (chiamiamolo così?) tra editori, si può parlare in maniera forse più distaccata del Premio Strega. L’ha vinto, come sapete, il libro di Edoardo Nesi, Storia della mia gente, edito da Bompiani. Il libro di Nesi è subito schizzato in vetta alle classifiche, dopo mesi di ricezione molto distratta.

Bene al Valle

salome

Questo pezzo è uscito per il Corriere del Mezzogiorno.

Qualche sera fa al Teatro Valle occupato, a Roma, Fabrizio Gifuni ha tenuto un reading di invettive e riflessioni di Carmelo Bene. Da più di un mese la storica struttura romana è occupata dai lavoratori e dalle lavoratrici dello spettacolo, oltre che da tantissimi compagni di strada, perché…

Non è vero che non si parla di libri e di letteratura: un giorno di fine luglio a caso, per esempio, sul Corriere della Sera

Sul Corriere della Sera del 27 luglio ci sono vari luoghi in cui si parla esplicitamente di libri: basta farci caso. E – a partire da questi indizi – farsi qualche domanda su che tipo di autorialità, di editoria, di critica letteraria si ricava da questo “discorso” sui libri.

Manifesti TQ – generazione trenta quaranta

Sono giorni, mesi, che i membri del gruppo TQ – i lavoratori della conoscenza della generazione dei trenta e quarant’anni – si confrontano e dibattono per definire e approvare i tre manifesti usciti oggi (qui). Noi vi invitiamo a leggerli e, se siete interessati a partecipare alle loro iniziative, a aderire al movimento. Christian Raimo ci presenta il gruppo e la loro attività in questo articolo uscito oggi per il manifesto.

Premi, Grant e cattedre: idee per il mestiere di scrivere in Italia

Vi proponiamo un intervento di Giordano Tedoldi apparso come commento a questo post, perché riteniamo che la sua proposta, diretta e operativa già nel discorso, abbia valore autonomo.

di Giordano Tedoldi

Le questioni che si parano davanti ai professionisti della cultura, oggi, sono molteplici e non tutte armonizzabili. Si può però affondare una sonda in ciascuna arte e vedere quali liquami emergano.

Il teatro Valle non è in mano a dei mediocri

Domenica scorsa sull’Unità, nella sua rubrica settimanale, Goffredo Fofi ha scritto dell’illusione giovanile a sentirsi e voler essere dei “creativi” come uno dei danni più tragici che sono stati prodotti da tanto tempo di assistenzialismo e protezione statale in campo artistico e culturale. In coda all’articolo l’attenzione del critico e sociologo si concentrava sugli occupanti del Teatro Valle, che venivano criticati per mancanza di chiarezza negli intenti e per una paura del futuro evidentemente individuale (leggi l’articolo). Sempre sull’Unità gli risponde Christian Raimo, nostro redattore e in prima linea nella protesta che si svolge da più di un mese tra le mura del teatro romano. Noi pubblichiamo di seguito il suo intervento e vi invitiamo a partecipare all’assemblea programmata per oggi pomeriggio alle 17.