Natale a casa De Sica

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Michele Masneri, in procinto di pubblicare il suo Addio, Monti (gennaio 2014) con minimum fax, è evaso dall’omonimo quartiere romano protagonista del suo libro per spingersi fino a San Saba, in una casa molto speciale dove si celebrano i trentennali di un genere molto umiliato e offeso, il cinepanettone. Questo pezzo è uscito sul numero 17 di Studio. (Foto: Gilda Louise Aloisi)

Intanto i luoghi: San Saba, quartiere romano di scicchismo violento, old money, contrappasso sgarrupato-lugubre-fané del fronteggiante Aventino. Conventi e intonaci frananti. Una via sontuosamente alberata, che a sinistra costeggia l’ex ministero delle Colonie, oggi Fao; tanti villini decorosissimi, moderni, e «alcune riuscite realizzazioni di architettura modernista» secondo la Guida Rossa del Touring Club Italiano. Tra queste, casa De Sica. Un appartamento al primo piano di un villino di quattro, opera di Andrea Busiri-Vici, dinastia d’architetti romani per ricchi.

Di fronte, l’ambasciata svizzera presso le Nazioni Unite. Prius silenziose targate Corpo Diplomatico scendono sibilando tra le foglie rosse come in Vermont. Parlate americane da east coast in strada; accanto, il liceo più aspirazionale di Roma, il St. Stephens, per cui rampolli di rare biondezze e stature che passeggiano sotto i platani (una piccola Boston). Viene in mente subito una scena di Simpatici e antipatici (1997) su cui si ritornerà: Christian De Sica (d’ora in poi: CDS) alias Roberto porta a scuola due figlie grasse, e incontra una sua antica spasimante, le fa il baciamano, rievoca momenti magici ormai lontani: «Fregene, estate settantatre-settantaquattro. La Conchiglia. Tu eri sdraiata sulla sabbia dorata. E in lontananza le onde che si infrangevano sulla battigia. Al juke box, Pazza idea di Patty Pravo…». Lei: «Eri tenerissimo». Lui, all’apice del vagheggiamento: «Te ricordi che bucio de culo che t’ho fatto?»

Stili di Gioco: Gianluigi Lentini

lentini-FotoDaniele Buffa-Image Sport

Questo pezzo è uscito su Vice. (Immagine: © Foto di Daniele Buffa/Image Sport.)

“Prima o poi il pallone si sgonfia e tu torni a essere un comune mortale  come ce ne sono tanti”

1. Italia ’90

Lentini si esprimeva così l’anno della sua definitiva consacrazione calcistica: “Credo di essere rimasto il ragazzo di prima, anche se adesso posso concedermi privilegi che neppure sognavo. Non ho abbandonato gli amici d’infanzia e per il resto faccio cose normalissime per un ragazzo poco più che ventenne. Per sopravvivere in questo mondo è importante non perdere di vista la realtà. Prima regola è essere sempre un professionista serio. Nel calcio ci vogliono continue conferme, quando credi di essere arrivato sei fregato. Io invece vado avanti a piccoli passi, senza strafare, senza pensare che qualcuno mi aveva valutato come un Picasso o un Van Gogh” (La Stampa, 3 novembre del 1991).