Discorsi sul metodo – 25: Dacia Maraini

dacia maraini

Dacia Maraini è nata a Fiesole nel 1936. Il suo ultimo libro è Il diritto di morire (SEM 2018, con Claudio Volpe) * * * Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura? Hai orari precisi? Non ho delle regole fisse. Di solito comincio alle otto di mattina e vado avanti […]

Variazioni su un tempo di mezzo

Joan-Didion

Pubblichiamo un riepilogo sulle letture dell’anno appena passato scritto da Giusi Marchetta, ringraziando l’autrice (nella foto, Joan Didion).

di Giusi Marchetta

La storia delle mie letture è sempre stata declinata al maschile. Al liceo credevo nei classici: russi, italiani, europei soprattutto. I classici avevano l’autorità per restituirmi del mondo un’immagine più vera e completa di quella che avrei potuto concepire da sola. Non avevano bisogno di convincermi che le cose stessero in un certo modo: Dostoevskij era Dostoevskij, Pavese era Pavese e Flaubert era Emma Bovary. Mi bastava quello.

Qualche anno dopo, pronta per una scrittura che non mi aiutasse a capire ma a distruggere quello che avevo capito, ho lasciato che Nabokov, Celine e molti altri usassero parole nuove, parole-martello, contro di me. Mi è piaciuto. Mi serviva.

L’infanzia di PPP. Intervista di Dacia Maraini

Pasolini-con-la-madre

Per chiudere questa giornata dedicata a Pier Paolo Pasolini pubblichiamo un’intervista allo scrittore realizzata da Dacia Maraini per Vogue Italia, uscita nel maggio 1971. Il pezzo è contenuto nel volume dei Meridiani Saggi sulla politica e sulla società, curato da Silvia De Laude e Walter Siti, ed è ospitato sul sito del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia.

di Dacia Maraini

Sei nato a Bologna, vero? In che anno?

Nel 1922.

Alberto Moravia e l’Europa

moravia

Questo pezzo è uscito su l’Unità.

di Paolo Di Paolo

In vista delle elezioni europee, è un libro da rileggere. Il Diario europeo di Alberto Moravia, legato all’esperienza di parlamentare a Strasburgo negli anni Ottanta, è incredibilmente attuale. Un esempio a caso? Le osservazioni che Moravia fa sul rapporto in Europa fra particolarismi nazionali e universalismo culturale sembrano scritte ieri: l’autore degli Indifferenti paragona l’Europa a una stoffa double-face, su un lato una tessitura multicolore come un patchwork, sull’altro una sola tinta viva e profonda. L’universalismo culturale europeo, sosteneva Moravia, come un temporale improvviso, imbeve di tanto in tanto un territorio disegnato da confini, frontiere, limiti di proprietà. Ma questa pioggia fecondante è tutt’altro che tranquilla, è invece esplosiva e drammatica. Non vi sembra che siamo ancora lì, alle prese con le stesse questioni?

Memorie del reduce Arbasino

alberto_arbasino

Arriva oggi in edicola il numero cinquantaquattro di IL, il magazine del Sole 24 Ore. Pubblichiamo un’intervista di Francesco Pacifico a Alberto Arbasino uscita a novembre 2012 ringraziando l’autore e la testata.

La casa: un ultimo piano dietro via Flaminia Vecchia con due grandi A sulle ante della porta. Sul pianerottolo, scaffali di libri. Dentro, un salotto con un divano a L interminabile, comodo, occupato da libri, sovrastato da lampade fungoidali e da un esercito di Adelphi. Ma il pezzo forte è un corridoio: quadri illustri ai lati, Guttuso e Pasolini soprattutto, a lui dedicati, e come soffitto una combinazione di pannelli in vetro colorato, illuminati come un dancefloor Anni 70 rovesciato, in combinazioni cromatiche – viola giallo blu bianco rosa rosso – da grafico hipster. È del ’30, è il più grande scrittore italiano vivente.