Vinicio Capossela: “La mia musica di treni e contadini”

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Pubblichiamo un’intervista di Gianni Mura a Vinicio Capossela apparsa su la Repubblica ringraziando l’autore e la testata.
Danno buca Los Lobos per la sera d’apertura? Niente tex-mex e niente paura, apriranno i fiati zingari della Fanfara Ciocarlia che arrivano dall’est della Romania, quasi Moldova. Da più lontano arriva Dan Fante per parlare di suo padre John, uno degli amori letterari di Vinicio Capossela, che in questi giorni mi appare sempre più un colmatore di vuoti.

Dal 20 al 31 agosto Sponz Fest, musiche (gratis) e letture (idem) sotto il titolo “Mi sono sognato il treno”, frase che in quella parte d’Irpinia vale come «ho sognato una cosa irrealizzabile». Sponz, come in molte cose di Vinicio, è un gioco serio. Contiene sponsale, «che dura un giorno, mai confondere col matrimonio che può durare una vita» ma anche spugnarsi, imbeversi, come fa il baccalà in ammollo prima d’essere cucinato. Sul fronte nuziale, film in piazza. «Una volta a Calitri c’erano tre cinema, adesso nessuno. Metteremo lo schermo in piazza e ognuno si porterà le sedie da casa, come una volta». Ma anche (dal 28 al 30) proiezione di cortometraggi in tema. «Ci siamo mossi tardi, a maggio, ma in tre mesi ne sono arrivati 140, da 30 Paesi».