Don DeLillo, il grandissimo freddo

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica, che ringraziamo (fonte immagine).

NEW YORK. Per un uomo di sconfinate risorse la morte è, prima di tutto, un affronto imperdonabile. L’eccezione che conferma la regola aurea secondo la quale «per tutto il resto c’è Mastercard». Ross Lockhart, che ha fatto miliardi speculando sulle conseguenze finanziarie dei disastri naturali, non se ne capacita. Così, quando la seconda moglie Artis si ammala senza speranza, con un aereo privato la trasporta in una località segreta del deserto uzbeko che ospita la Convergenza, una via di mezzo tra una clinica zen, una prigione foucaultiana e il laboratorio dove si costruiscono i sensuali automi del film Ex Machina.

La specialità della casa è la crioconservazione. I morti vengono sospesi in capsule di azoto liquido nella speranza di scongelarli quando la medicina avrà capito come riparare gli organi difettosi. Sembra follia, ma all’ultima contabilità erano 144 i deceduti ospiti della Alcor, in Arizona, fiduciosi in tempi migliori. E io conosco almeno tre persone, tra cui uno scienziato stimatissimo, che hanno firmato un oneroso contratto con la suddetta compagnia per essere ibernati quando verrà il momento. Qui però siamo dentro la trama rarefatta di Zero K, il nuovo romanzo di Don DeLillo uscito in Italia l’11 ottobre per Einaudi (traduzione di Federica Aceto, pp. 240, euro 19). Un libro sull’elusivo senso della vita, sulla sua fine, sulle promesse messianiche della tecnologia, sulla guerra a bassa intensità in cui rovinano certi rapporti padri-figli e molto altro ancora.

Ascolti d’autore: Dana Spiotta

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Questa è la versione integrale delle interviste a Dana Spiotta uscita su ilmascalzone.it e su Outsider. Qui la prima puntata di Ascolti d’autore. (Fonte immagine)

 Americana, quarantasettenne, insegnante di letteratura alla Syracuse University, Dana Spiotta è l’autrice di Versioni di me (minimum fax, 2013), che Thurston Moore ha definito «un romanzo rock’n’roll che non ha uguali».

È vero che il rock’n’roll ti ha salvato la vita?

Certo, proprio come nella canzone dei Velvet Underground, “Rock’n’Roll”. Quando vivevo nella provincia californiana e mi sentivo molto diversa dalle mie compagni di classe, la musica che ascoltavo mi servì per capire che essere diversi era ok. Tutto ciò che dovevo fare era trasferirmi in città e cercare altri tipi strambi come me.

A che età hai iniziato ad ascoltare musica?

Quando ero molto piccola avevo dei cugini più grandi di me che mi davano dei dischi. Divenni però un’ascoltatrice autonoma e seria, provvista di cuffie, dedita alla lettura dei testi, all’età di dieci anni.

Versioni di me

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Pubblichiamo in anteprima un estratto di Versioni di me, il romanzo di Dana Spiotta che uscirà a febbraio. Abbiamo pensato di inaugurare così un nuovo anno insieme a voi. La traduzione è di Francesco Pacifico. (Immagine: Eric Perinotti.)

31 DICEMBRE 2003 – 1° GENNAIO 2004

Sono arrivata al bar di Nik poco prima di mezzanotte. Lo chiamo il bar di Nik ma non lo è. È il bar di Dave. Questo posto ai limiti della decenza – sgabelli rotti, pavimento con pannelli di linoleum pieni di gomme appiccicate, bagni sporchi, amplificazione costosa, bicchieri pieni fino all’orlo – opera a tutti gli effetti come bar da tre decenni, con Nik in servizio al bancone, pur con qualche interruzione, per quasi tutto il tempo. Mentre il nuovo anno si annunciava fra birra e baci annebbiati, sono andata a sedermi per conto mio al bancone ma lontano da lui. (È facile ricordare l’inizio dell’anno per via della festa. Le feste aiutano a collocarti. Tecnica mnemonica n. 1: usa le Date come Segnaposti mentali. I calendari in generale sono solo strumenti mnemonici arbitrari usati dagli antichi per la loro cultura. Adottiamo quello gregoriano e procediamo.) Naturalmente il 2004 era un anno bisestile: brutto segno, per quanto mi riguarda: e già la vedevo male. La notte di Capodanno è una pessima festa anche negli anni migliori. Il 2004 mi puzzava fin da subito.