Le lune di Zavattini. Colloquio con Alfredo Gianolio

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a cura di Mario Valentini

Con Alfredo Gianolio ci siamo frequentati spesso nel corso degli anni ’90, quando a Modena facevamo Il Semplice. Di recente ho ripreso contatto con lui per un articolo destinato a OOA, la rivista dell’Osservatorio Outsider Art di Palermo, in cui avevo pensato di parlare delle vite di artisti naif da lui raccolte e trascritte.

Gli ho rivolto diverse domande via mail, incentrate, oltre che sui pittori naif, sulle sue frequentazioni con Cesare Zavattini. Le ha eluse tutte, con la grazia e l’ironia che gli sono proprie da sempre, tirando fuori però un racconto di quei fatti che mi sembra bello.

Il racconto è uscito sul n. 7 di OOA (www.glifo.com) come pezzo autonomo, anticipando l’articolo per il quale sarebbe dovuto essere del semplice materiale di lavoro.

di Alfredo Gianolio

Il mio incontro con Cesare Zavattini fu casuale, dovuto al fatto che, verso il 1950, settimanalmente mi recavo presso la Camera del Lavoro di Luzzara dove si trovava il mio recapito di avvocato. Provenivo da Reggio Emilia, inizialmente con una “Lambretta” e quindi con una vecchia “Wolksvagen”, dal minuscolo lunotto anteriore, forse un residuato bellico, che incuriosiva i bambini, i quali si facevano ai margini delle strade al mio passaggio.

Segretario della Camera del lavoro era Mario Scardova, che, il giorno della Liberazione, fece il suo ingresso in Luzzara sopra un cavallo bianco tra due ali di popolo plaudente.

Ricordo di Thomas Bernhard

di Daniele Benati

questo pezzo apparve su “Dolce Vita”, nn. 20-21, maggio-giugno 1989.

Dopo aver fatto dodici al Totocalcio, nel marzo del 1983, e aver malamente investito la vincita al Casinò Winkler di Salisburgo, trovandomi ancora in Austria per qualche giorno, avevo deciso di arrivare in auto fino a Ohlsdorf, un paesino vicino al lago di Gmunden, in cui da circa vent’anni, in uno stato di totale isolamento (come a lui stesso piaceva sottolineare) viveva lo scrittore Thomas Bernhard.