Storie dal mondo nuovo: intervista a Daniele Rielli

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Daniele Rielli è uno degli autori più interessanti emersi negli ultimi tempi. Noto anche con lo pseudonimo che dà il nome al suo blog, Quit the Doner (riferimento all’abbandono della sua precedente attività e alla decisione di dedicarsi completamente alla scrittura), Rielli si è imposto in breve tempo all’attenzione dei lettori per il brillante piglio satirico della sua prosa, in cui concilia l’osservazione delle dinamiche sociali con la dote, squisitamente letteraria, di evocare atmosfere peculiari, come quelle che fanno da scenario ai suoi reportage.

Si può essere facilmente in disaccordo con le sue opinioni, sempre molto connotate e articolate, ma senza dubbio il punto di vista espresso nei suoi scritti (articoli e racconti) merita considerazione, sia per le ragionate argomentazioni, che per il modo non scontato di esporle.

Ora, Adelphi ha da poco pubblicato Storie dal mondo nuovo, raccolta di reportage (con due inediti) in cui si conferma il suo talento nel cosiddetto “giornalismo narrativo”.
Rielli si muove in una zona difficilmente catalogabile in generi ed etichette, la sua scrittura sfugge alle suddivisioni delle targhette sugli scaffali delle librerie. Questo, di per sé, lo rende interessante per (non) definizione.

Qual è stata la genesi di questo libro?

Quando circa tre anni fa il mio agente incominciò a fare girare il manoscritto del romanzo Lascia stare la gallina, il primo a richiamare fu un editor di Adelphi, Matteo Codignola, a cui era piaciuto molto e che non mi aveva mai letto prima.

Un tempo conosciuto come Quit the Doner

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Mi sono trovato diverse volte nella posizione di discutere con Quit riguardo al problema del (suo) nome. La prima è stata a Torino, più o meno esattamente un anno fa. Era appena uscito il suo primo libro, Quitaly (Indiana, 2014) e la discussione si è protratta per tre giorni ed è sfociata in un profilo. La seconda volta è stato a Milano, in piena estate. Le cose sono andate più velocemente, perché sembrava che il grosso del lavoro fosse fatto: si preparava alla pubblicazione di un romanzo e non vedeva una grande urgenza di abbandonare lo pseudonimo — ma d’altra parte… E tutto si riapriva di nuovo. La terza volta è stato a New York, in autunno. A quel punto aveva cominciato a fare quasi tutto da solo, io avevo espresso le mie opinioni e non erano servite a granché per risolvergli il dubbio. Quindi, a dire la verità, è stato abbastanza sorprendente dover preparare questa intervista, perché non sapevo come sarebbe andata a finire. Il primo romanzo di Quit The Doner si chiama Lascia stare la gallina (Bompiani, 2015) e uscirà il 21 maggio . Porta con sé alcuni passaggi fondamentali per la vita e per il lavoro dell’autore, che cominciano da una domanda molto più importante di quanto non sembri.
Come ti chiami?
Martina Veltron… ah no scusa Daniele Rielli.
E fin ora come ti hanno chiamato?
Quit , Quit the doner, Doner, o KKASSTA.