Discorsi sul metodo – 23: Dany Laferrière

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Dany Laferrière, secondo autore nero della storia a far parte dell’Académie française dopo Léopold Sédar Senghor, e secondo autore privo di nazionalità francese dopo Julien Green, è nato a Port-au-Prince nel 1953. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è L’ arte ormai perduta del dolce far niente (66and2nd, 2016), mentre il 9 novembre esce sempre per 66thand2nd Diario di uno scrittore in pigiama.

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Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Da giovane ero molto severo con me stesso, mi imponevo di scrivere tutti i giorni e di fare un minimo di pagine; ora non ho più delle quantità fisse, ormai lavoro per piacere. Scrivo le cose che mi passano per la mente, prendo appunti, quando sento che è il momento li metto assieme e realizzo che sto lavorando su un nuovo libro ma davvero in tutta la prima fase dei lavori lo sviluppo come viene, sono io a seguire il libro non viceversa.

La letteratura deve entrare nel paesaggio di chi non legge. Intervista a Dany Laferrière

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Questa sera, nell’ambito del Festival Letterature, saranno sul palco di piazza del Campidoglio Dany Laferrière, Concita De Gregorio e Binyavanga Wainaina, con la lettura di testi inediti.  Pubblichiamo un’intervista di Gabriele Santoro a Dany Laferrière : il testo che leggerà s’intitola Sono una macchina da presa.

(fonte immagine)

«Una venditrice, seduta con la schiena contro un muro, davanti una decina di manghi. È il suo lavoro. Per lei niente è cambiato. Questa gente è talmente abituata a procurarsi di che vivere in condizioni difficili che porterà la speranza perfino all’inferno». Dany Laferrière assembla, con la musicalità che gli è propria, in tanti scatti la lacerazione consumata nel tempo di una manciata di secondi. Un evento che non ha frammentato la fierezza del popolo haitiano resistente. Il terremoto, quanto il ritorno da un esilio forzato, rappresentano lo spazio ideale per l’autore, che nella narrazione riesce a costruire un io collettivo.