Fachinelli grottesco

1grott (1)

di Dario Borso

L’editore Italosvevo ha pubblicato a mia cura le Grottesche dello psicanalista Elvio Fachinelli. Per problemi di spazio, è saltata l’introduzione storica, che così recita:

I. Appena laureatosi in Medicina a Pavia, Elvio Fachinelli si trasferì nel 1953 a Milano, dove lavorò per qualche anno come microbiologo in una grossa industria farmaceutica.

Fachinelli, trent’anni dopo

1fachi

di Dario Borso

Questa è una sintesi della presentazione di Grottesche, inedito di Elvio Fachinelli a cura di Dario Borso, Italo Svevo ed., svoltasi il 21 dicembre scorso alla Libreria Popolare di via Tadino, MI, in occasione del trentennale della morte di Fachinelli.  In coda, le prime grottesche del testo.

GROTTESCHE

1

«Non riesco più a scrivere, non riesco più a pensare.» – «Almeno scrivi quello che hai pensato anni fa.» – «Non lo ricordo».

Tre quadernetti indiani, una prefazione di Valerio Magrelli

1indi

Photo by Patrick Hendry on Unsplash

Valerio Magrelli, che ha scritto una breve premessa ai Tre quadernetti indiani (postillati ancor più brevemente da Chandra Livia Candiani), offre qui una versione maggiorata della stessa. Il libro esce oggi nelle librerie.

di Valerio Magrelli

Un’estate di quasi mezzo secolo fa due ragazzi italiani si incontrarono per caso al Crown Hotel di Delhi. Reduci entrambi da un altro classico viaggio di iniziazione, negli Stati Uniti, fraternizzano subito, partono insieme per Benares, da lì a tappe raggiungono il Nepal, dove si separano: Pietro Spica torna a Milano, Dario Borso prosegue da solo per Calcutta, dove scopre di avere la malaria, e da lì per Madras, dove ha l’idea di tenere un diario.

“Le isole dei pini” di Marion Poschmann: un estratto

1pini (1)

Esce in questi giorni per la casa editrice Bompiani il romanzo breve Le isole dei pini di Marion Poschmann, più nota come poetessa. Reduce da un grande successo in patria, il libro esce contemporaneamente in nove lingue, tra cui l’italiano, a cura di Dario Borso. Riportiamo l’incipit, buona lettura.

Se vuoi sapere qualcosa dei pini –
vai dai pini.
Matsuo Bashō

Aveva sognato che sua moglie lo tradiva. Gilbert Silvester si svegliò ed era fuori di sé. I capelli neri di Mathilda si spandevano sul cuscino accanto a lui, tentacoli di una maligna medusa intinta nella pece. Folte ciocche si muovevano adagio con i suoi respiri, strisciavano verso lui. Si alzò piano e andò in bagno, per un po’ fissò stranito lo specchio. Uscì di casa senza fare colazione. Quando la sera rientrò dall’ufficio, si sentiva ancora sotto choc, quasi tramortito.

Comisso e Parise tra Bacco e Venere

1parise

di Dario Borso

È noto che, alle nozze svoltesi il 29 agosto 1957 tra Parise e la bella Mariola, Comisso fece da compare allo sposo, donandogli per l’occasione un anello costituito da: giada acquistata in Cina raffigurante un libro + montatura d’oro ottenuta per fusione dei pennini delle stilografiche con cui aveva scritto i suoi libri. Meno si è meditato invece sul senso del dono, peraltro lampante: l’ultrasessantenne Comisso passa le consegne tecniche al suo giovane pupillo, cui indica pure l’Oriente come meta. Questo bisogno di figliare (così classicamente pederastico) fu una costante del trevisano, che già nel 1946 aveva battezzato in casa Giuseppe Berto, pubblicandogli l’opera prima Il cielo è rosso.

Certo che quello con Parise fu un gran colpo di fulmine, se giusto chiuso Il prete bello, Comisso si precipitò a Vicenza per incontrare l’autore, ahimè assente. L’incontro era solo rimandato di poco: a metà luglio 1954 infatti  Comisso presentò Parise a S. Pellegrino, in un convegno dove, tra altre coppie, Ungaretti presentò Zanzotto.

Goffredo Parise e le coppole rosse

1parise

di Dario Borso

Nel corso degli anni 70 e oltre il Corriere della sera ospitò tre commentatori politici d’eccezione: Pasolini, Calvino, Parise. Politici nel senso che a mo’ di sismografi sapevano intercettare, ciascuno a modo suo, i sommovimenti del costume, ovvero l’etica.

Possono dirci ancora qualcosa? Secondo me sì. E in ogni caso spero che il lettore mi sarà grato se riesumo un articolo parisiano del 23 febbraio 1983, mai più ristampato, recante a titolo: DAI PRODOTTI FURTICIDI ALLE POESIE DI CUTOLO.

In un negozio di ferramenta e casalinghi a Roma ho visto esposto un prodotto dal nome: “furticida”. Si tratta di una catena d’acciaio foderata di nylon blu, con lucchetto, pesantissima, confezionata dentro una scatola. Ne avevo già viste in vendita, ma si trattava di prodotti provvisori, fatti all’uopo e artigianalmente, a metraggio. Qui si tratta invece di un prodotto industriale, inscatolato, brevettato. Mi ha condotto a varie riflessioni di cui la più interessante è questa.

Dalla Bassa: racconti di un giovane Gianni Brera

1gianni

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, la prefazione di Dario Borso al volume Dalla Bassa, una raccolta di quattro racconti scritti da Gianni Brera in età giovanile.

L’arte di narrare storie è sempre
quella di continuare a narrarle.
Walter Benjamin

«Ho riflettuto molte volte sulla diversa natura del descrittore e del narratore, e ho dedotto che, contrariamente al descrittore, costretto a ricoprire le cose delle sue colorite immagini e nei suoi scritti necessariamente multiforme, il narratore può essere un’anima semplice. Le vicende corrono gonfie di significati diversi dalla mente al cuore, dal cuore ancora alla mente e, senza particolari deformazioni, dalla mente alla penna».

A parlare così non è un critico, né uno scrittore al termine della sua carriera, bensì un sottotenentino che ha appena compiuto ventidue anni: Brera Giovanni, nato l’8 settembre 1919.

Il quale continua, precisando così profilo e ruolo: «Una conferma nuova mi offrì di questo il mio caporal maggiore Battaglino, che si preparava a superare gli esami di sergente.

Histoire D’Elle – un quiz di mezza estate

schermata

di Dario Borso

Prima Puntata

Talora ci si aspetta di scoprire uno sbaglio di natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,il filo da
sbrogliare che finalmente ci mettanel mezzo di una verità.
E.M.

Tutto iniziò molti anni fa al Dopolavoro ferroviario, una sera di primavera che Giampiero Neri avrebbe letto sue poesie (era un mio pallino, diventerà un amico).

Ci portai gli studenti del Poli (i migliori, cui ancora adesso sono legato tanto da collaborare a SAFT) e il collega Decio, architetto di genio (≠ Boeri, per intenderci).

Wagner nipote di Rameau

wagner

di Dario Borso

Mentre si è smorzata l’onda lunga (oltreché densa di detriti nazi) degli heideggeriani  Quaderni neri,  sta salendo un cavallone wagneriano, originatosi a inizio decennio dai peana congiunti di Zizek & Badiou e ingigantitosi col bicentenario della nascita anno 2013 grazie ai contributi di numerosi storici.

Netta la posizione dei due filosofi: l’uomo Wagner si macchiò di antisemitismo, ma la macchia non sfiorò minimamente l’opera (music & lyrics), che anzi preluderebbe a un comunismo più attuale di quello marxiano. Gli storici invece si concentrano sull’uomo, anche in Italia dove per i tipi di Mimesis Il giudaismo nella musica è uscito a cura di Leonardo Distaso.

Un inedito di Arno Schmidt

Arno-Schmidt-Mein-Herz-geh-rt-dem-Kopf-3-

di Dario Borso

I profughi è un romanzo breve scritto da Arno Schmidt nel 1952 e ora da me tradotto per Quodlibet. Insieme a Paesaggio lacustre con Pocahontas (tradotto per Zandonai), di cui anticipa le soluzioni stilistiche mantenendo però un andamento più piano, esso chiude il ciclo aperto col Leviatano (tradotto per Mimesis), che aveva valso all’autore un prestigioso premio consegnatogli da Alfred Döblin.