Don’t Think Twice, It’s All Right. Hegel, Bob Dylan e il Nobel per la letteratura

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di Francesco Campana

Il 13 ottobre 2016 è stato un giorno emotivamente impegnativo per chi ha a cuore la cultura, l’arte e la letteratura. Se ne è andato il Nobel Dario Fo, gigante del teatro, e Bob Dylan è stato insignito dello stesso premio per la letteratura. Le due figure sono certamente distanti, ma sono accomunate almeno da un aspetto: le polemiche che hanno suscitato al momento dell’assegnazione del prestigioso riconoscimento conferito dall’Accademia Svedese.

In entrambi i casi, ai preliminari riconoscimenti di rito – è sicuramente un grande attore…ha scritto delle canzoni straordinarie… – sono seguiti degli scandalizzati però,volti a criticare l’opportunità di tali attribuzioni e non di rado a screditaretout court il premio letterario in questione:però se lo meritavano anche altri poeti o scrittori; però il teatro e le canzoni non sono romanzi; però non è letteratura.

Dario Fo e il suo teatro

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Pubblichiamo, ringraziando l’autore, un lungo articolo su Dario Fo scritto da Gianni Minà e apparso originariamente sulla rivista Vivaverdi nel 2010. L’intervista al premio Nobel fu rilasciata per il programma televisivo Storie (fonte immagine).

di Gianni Minà

Prima parte — Quando la Commedia dell’Arte diventa letteratura da Nobel

Quella di Dario Fo è un’avventura artistica che, dopo quasi sessant’anni, non accenna a tramontare. Mentre scrivo questo articolo su un “giullare” premiato nel 1997 con il Nobel della letteratura, a Parigi è stata montata una nuova versione di Mistero buffo: Mystère bouffe et fabulages che è stata in scena alla Salle Richelieu della Comédie Française fino al 19 giugno 2010.

Dario Fo, 1926-2016

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Ricordiamo Dario Fo, che è stato assieme scrittore, attore, attivista politico, regista, con un brano tratto dal Mistero Buffo, andato in scena per la prima volta nel 1969. Segue l’interpretazione dello stesso Fo (fonte immagine).

«E arriviamo a Bonifacio VIII, il papa del tempo di Dante. Dante lo conosceva bene: lo odiava al punto che lo mise all’inferno prima ancora che fosse morto. Un altro che lo odiava, ma in maniera un po’ diversa, era il frate francescano Jacopone da Todi, pauperista evangelico, un estremista, diremmo oggi.

Le due Istanbul di Burhan Sönmez

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Sabato pomeriggio, all’interno di Pordenone legge, Burhan Sönmez presenterà Istanbul Istanbul (nottetempo) con Marco Ansaldo. Di seguito un’intervista realizzata da Gabriele Santoro.

«Gli scrittori credono nell’osservazione e nella contemplazione, mentre i governi confidano nella sorveglianza. E noi, scrittori, osserviamo tutto, inclusi i governanti quando sono impegnati a mantenerci sotto sorveglianza», dice Burhan Sönmez. A Istanbul il pane e la libertà erano due desideri che richiedevano di essere l’uno schiavo dell’altro. «Si sacrificava la libertà per il pane o si rinunciava al pane per la libertà», ammette uno dei quattro personaggi che animano i dieci capitoli di Istanbul Istanbul (nottetempo, 299 pagine, 17 euro, traduzione di Anna Valerio).

In questo romanzo Sönmez mette insieme quattro uomini: un dottore, un barbiere, uno studente e un vecchio rivoluzionario incarcerati in una stanza sotterranea, sottoposti a interrogatori e a torture indicibili. I quattro si raccontano storie, facendo risplendere le stelle nell’oscurità che opprime Istanbul. Coltivano la possibilità che la Istanbul di sopra non li dimentichi, in fondo «il cambiamento e la bellezza della città dipendevano dal potere delle persone di cambiare e diventare più belle».

Un vaffanculo vi seppellirà

Alberto Airola (urla verso il senatore PD Chiti) in Senato durante le votazioni emendamenti alla Riforma Costituzionale, Roma 1 Ottobre 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Quando l’onorevole Airola, nell’aula del Senato, ha concluso il suo intervento con «andate affanculo», forse per l’omonimia tra quell’aula e quelle della scuola, mi è venuto all’improvviso in mente un esperimento mentale. Immaginiamo uno studente di un liceo, magari il liceo frequentato dai figli dell’onorevole, che al termine di un’assemblea di classe concluda: «e andate affanculo!». La professoressa (e qui per un attimo il mio esperimento mentale si basa su testimonianze dirette) esita. Ma siccome è scaltra e ha superato una concezione rigida e ipocrita dei ruoli, risponde indignata: «Ma vaffanculo tu!»

Il pugile zingaro: Dario Fo racconta Johann Trollmann

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Questo articolo è uscito sulla Gazzetta dello Sport, che ringraziamo.

di Massimo Arcidiacono

Ci sono visite che hanno solo l’orario della nostalgia. “Dario è a trovare Franca! Un caffé?”. Ma sì, dai. Un sorso ed eccolo, colbacco pastrano e quel sorriso da “Matto”, alla porta della sua casa milanese ricolma di ricordi, di quadri alle pareti e sui cavalletti. E il Nobel confuso tra i soprammobili. In una mattina di sole sfrontato siamo venuti – nell’essenza delle cose – a scoprire dove trovi l’energia questo saggio-bambino, questo antico giullare, per continuare a lavorare con tanta lena.

La Birmania pronta a scegliere il suo futuro

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Questo pezzo è uscito sull’Unità. Ringraziamo l’autore e la testata (Foto di Luisa Altobelli).

di Alessandro Mazzarelli

L’aereo atterra puntuale sulla pista di Yangon, anche se per smaltire la coda del controllo passaporti servono quasi due ore. È da poco passata l’alba ma la città già brulica di traffico, l’aria satura di smog e clacson, le strade intasate di furgoni e motorini. La Birmania sembra avere fretta. Il prossimo 8 novembre si svolgeranno le elezioni politiche, un appuntamento che in Europa ha suscitato molte speranze democratiche.

L’università, tra marketing e baronia

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Nella foto i migranti bloccati sugli scogli a Ventimiglia da quasi venti giorni. Indossano la maglietta di Reunion, offerta loro dai gruppi arrivati da Bologna per sostenere il presidio. #labuonauniversità

di Cecilia Ghidotti e Paolo La Valle

Provo nei confronti dell’università nella quale ho studiato sentimenti ambivalenti: da un lato riconosco di aver ricevuto un’istruzione ottima ad un costo irrisorio se confrontato con quello di altri paesi europei (Regno Unito, ad esempio) e addirittura ridicolo se comparato con quello delle università statunitensi. Nello stesso tempo sono consapevole di aver dato molto al mio ateneo, soprattutto negli anni del dottorato di ricerca, e di aver ricevuto in cambio pochissimo.

Problema tuo, dal momento che hai potuto permetterti un dottorato senza borsa, dirà qualcuno. Problema di molti, a giudicare quanti siamo ad aver optato per questa scelta, probabilmente viziati dall’ottima istruzione di cui sopra e dalla convinzione che non tutte le scelte possono essere ricondotte a motivazioni di carattere economico (d’altro canto vogliamo finalmente esaurire l’eredità dei baby boomers che ancora ci mantengono?)

La vista da qui: sulla politica

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Arriva in libreria La vista da qui. Appunti per un’internet italiana dMassimo Mantellini (minimum fax). Di seguito pubblichiamo il capitolo sul rapporto tra la rete e la politica. Segnaliamo che è online da qualche giorno uno spazio creato da Mantellini per raccogliere racconti, frammenti ed esperienze su cosa sia internet oggi. (Fonte immagine)

L’uomo senza reputazione

Io penso da tempo che Beppe Grillo riassuma in sé moltissimi tratti dell’utente medio della rete internet in Italia. Un comico, un professionista apprezzato e divertente che sa poco o nulla di internet, che un giorno viene avvicinato al tema da una specie di visionario sconosciuto che lo va a trovare in camerino dopo uno spettacolo (così narra la leggenda) e gli spiega, in poche parole, il futuro progressivo del pianeta, cambiato nel profondo dalle reti informatiche. Grillo probabilmente aderisce a questa idea, oppure, meno probabilmente, finge di crederci, perché intuisce che ciò che gli viene raccontato in quel momento è il plot del suo prossimo inedito e lunghissimo spettacolo. Uno show millenarista come i precedenti ma dalle prospettive assai più ampie. Per esempio cambiare il mondo.

Nessuna destinazione in vista. Accanto a Bolaño e ai suoi detective selvaggi

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di Leonardo Merlini

Un sentiero di terra battuta in un giorno particolarmente afoso, il cane che mi precede e le mie scarpe impolverate, orfane. La Valpadana come il deserto di Sonora. Un cielo incombente nel pieno mezzogiorno messicano e delle figure ferme nella luce, disperse appena fuori dal giardino di casa, lontano e al tempo stesso vicinissime a Macondo, ma in un’altra galassia, o in un’altra dimensione, condannata all’incomunicabilità. Uno scrittore che fuma e mi parla, protetto dalla notte e dalle piante di Villa Torlonia, mi parla per quindici lunghi minuti davanti a una telecamera, mi parla di un altro scrittore che, in qualche misura, sono stato io a fargli leggere. Una sera sulla costa della Catalogna, l’odore del mare e delle creme solari, nauseabonde e dolcissime, mentre da qualche parte suona un telefono e l’uomo seduto accanto all’apparecchio decide consapevolmente di non rispondere.