George Saunders racconta Donald Antrim

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Stasera saranno annunciati i vincitori del National Book Award. Dieci dicembre, l’ultima raccolta di racconti di George Saunders, è tra i libri finalisti nella sezione Fiction. Poco tempo fa Donald Antrim ha vinto il Genius Grant della fondazione MacArthur, una borsa di studio che premia ogni anno i migliori talenti creativi. Vi facciamo leggere la prefazione di George Saunders a Il verificazionista di Donald Antrim, pubblicato di recente nei tascabili di minimum fax. Traduzione di Dario Matrone. (Fonte immagine)

di George Saunders

Arf, ma perché questo pratino è così meraviglioso?

A volte succede che un cane, mentre si dimena beato a pancia all’aria, si fermi e lanci un’occhiata al proprietario, come per dire: «Scusa, padrone. Me la sto solo un po’ spassando».

Prevedo che anche voi reagirete con una specie di dimenamento sull’erba alla lettura del Verificazionista, uno dei più piacevoli, divertenti, irrequieti, complessi, appassionanti romanzi degli ultimi vent’anni. Se la mia reazione può essere in qualche modo indicativa, verrete risucchiati immediatamente, e navigherete tra le pagine del romanzo sempre più incantati, elettrizzati dall’audacia di Antrim, nuovamente consci che l’economia di mezzi e la larghezza di spirito non si escludono reciprocamente.

Ma ahimè, quando noi umani veniamo assorbiti così piacevolmente da un’opera d’arte come prevedo capiterà a voi, può darsi che, a differenza di quel cane, non ci fidiamo del nostro piacere, e proviamo il bisogno di analizzare ciò che lo ha provocato arrivando, nei casi più depravati, persino a scriverne un’introduzione. Soprattutto se l’opera suscita piacere in modi nuovi e inattesi (ovvero, se è originale), può succedere che ne usciamo fuori un po’… scardinati. Insicuri, storditi, disorientati – Cavolo, ci viene da dire, ma che m’è preso? Com’è possibile che una descrizione di eventi che non sono mai accaduti, e che, nel caso specifico, non potrebbero mai accadere, mi abbia fatto sentire così spaventosamente vivo?

«Analizzava tutto nei minimi dettagli»: ricordo di Gil Scott-Heron

Questo articolo è apparso il giorno successivo alla morte di Gil Scott Heron sul blog NewBlackMan. La traduzione è di Dario Matrone.

di Adam Mansbach

Sono passati quindici minuti da quando ho saputo che Gil Scott-Heron non c’è più. Un tempo sufficiente per riascoltare «Winter in America» e «Pieces of a Man», e piangere, e convincermi che la sua morte è una delle più grandi tragedie che io abbia mai vissuto.