Dieci Chris Cornell in uno

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Pubblichiamo un pezzo dedicato a Chris Cornell, che avevamo in programma da qualche tempo. Proprio ieri, inattesa, è giunta la notizia della morte per suicidio di un altro artista americano, Chester Bannington, frontman dei Linkin Park. Bannington era molto legato a Cornell ed è morto nel giorno del compleanno del suo amico.

di Elia Pasini

Sono già passati due mesi, abbondanti. Quaranta giorni in cui sono arrivati tributi, dediche, preghiere, agiografie, invocazioni. L’anima grunge, che lotta ancora incarnata in Eddie Vedder e Dave Grohl, è sembrata invecchiare fino al baratro dell’annullamento, nello spazio di una sola, inappellabile morte. Dopo Kurt Cobain, Layne Staley e Scott Weiland, anche Chris Cornell. L’occasione pare buona per riflettere sul peso, non solo musicale, ma anche culturale, filosofico, religioso, politico pure, che ha attirato su di sé, non sempre scientemente, l’irripetibile figura di Cornell. Un uomo che è stato pioniere e poi emarginato, grunger tarlato e poi rockstar tamarra, depresso e irrefrenabile, sfuggente e tetragono. Cornell che, come e forse più di Cobain, Staley e Weiland, ha incarnato il vero e proprio elementale del grunge. Tormento dopo tormento, gioia effimera dopo gioia effimera, fino al definitivo oblio.

I ventincinque anni di Nevermind

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Qualche giorno fa Nevermind ha compiuto 25 anni. Questo pezzo (uscito sull’Unità, che ringraziamo) ricorda il disco dei Nirvana.

Il grunge, la musica di Seattle che si sviluppa a cavallo tra gli anni ottanta e i novanta all’insegna del suono di chitarra e di una forma canzone di stampo tradizionale, mescolando (in differenti dosi a seconda dei casi) l’hard rock anni ’70, il punk, il noise, l’heavy metal, l’alternative rock e il pop, ha il suo manifesto in un disco uscito 25 anni fa. Nevermind dei Nirvana, infatti, basta da solo a spiegare le dinamiche su cui si tiene l’intero movimento musicale.

Seattle si avvia a diventare una città prospera, al centro del boom che negli anni novanta ruota attorno alle nuove tecnologie; la Microsoft ha funzionato come catalizzatore per la creazione di un esteso regno industriale, e le risacche di malcontento giovanile, successive alla crisi economica degli anni ottanta, vibrano di una rabbia subito depurata del suo lato distruttivo: per quanto verace il sentimento che ne è alla base, il grunge viene immesso all’interno di un ciclo produttivo e diventa brand non appena esce allo scoperto, col video di Smells like teen Spirit.

Tre cose su Kurt Cobain, vent’anni dopo

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Il 5 aprile 1994 moriva Kurt Cobain. Lo ricordiamo con un ritratto di Liborio Conca.

Si trasforma in un teppista del rock’n roll

In un pezzo scritto nell’ottobre del 1966, Luciano Bianciardi racconta del tour italiano di Jack Kerouac: era reduce da una «sbornia transoceanica», a Londra dovettero portarlo da un aereo all’altro in ambulanza. Nell’albergo milanese che lo ospita riesce a nascondere una bottiglia di whisky nel bagno – quando gli assistenti la scoprono, ne versano il contenuto nel lavandino. «Ma una bottiglia Jack la trova sempre», scrive Bianciardi, che poi si meraviglia di come in un’intervista televisiva trasmessa più tardi «l’Omero della generazione perduta e sbatacchiata» appaia invece ripulito.