Bulgaria, gendarme d’Europa

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Questo pezzo è uscito su Pagina99, che ringraziamo (fonte immagine).

Sofia. «Ho scelto la rotta via terra per evitare la traversata del mare dalla Turchia alla Grecia, troppo pericolosa. Ma se avessi saputo quel che mi aspettava in Bulgaria, mi sarei imbarcato». Idris è un ragazzo poco più che ventenne. Preferisce che il suo cognome rimanga anonimo. Viene da Wardak, una provincia afghana a due passi da Kabul, in gran parte controllata dai Talebani. Non vede i genitori da molto tempo: «ho lasciato la mia famiglia otto anni fa».

Ha vissuto a lungo in Iran, nelle città di Mashad, Teheran, Shiraz. Poi ha deciso di raggiungere l’Europa. «In Iran non c’era più lavoro e venivo trattato male. Sono ripartito due mesi fa e ora eccomi qui, a Sofia, ma mi sento in trappola». Di tornare in Afghanistan non ci pensa. «Che dovrei fare, finire nelle braccia dei Talebani?». Continuare il viaggio verso «posti ricchi come la Germania» è diventato sempre più difficile. Fino a poche settimane fa, una volta raggiunta la cittadina serba di Dimitrovgrad, subito oltre il confine bulgaro, si otteneva facilmente un lasciapassare di 72 ore che consentiva di arrivare in Croazia, per poi proseguire verso l’Austria, la Germania, i Paesi scandinavi. «Ma ora è tutto bloccato. Colpa dei politici europei».

I greci contro l’economia dell’espulsione: intervista a Saskia Sassen

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Questa intervista è uscita prima sull’Espresso online e poi, nella versione integrale, sul numero 177 della rivista Lo Straniero. (Fonte immagine) Una “salutare ribellione” alle politiche di austerity e al capitalismo predatorio. Per Saskia Sassen, docente di Sociologia alla Columbia University di New York, il successo elettorale di Syriza in Grecia è un risultato estremamente positivo. E […]

I ragazzi italiani che il Regno Unito non vuole più

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di Marco Mancassola

L’allarme antincendio è scattato mentre David Cameron pronunciava il suo discorso, definito da vari osservatori come uno dei più importanti della sua leadership, nel quartier generale della Jcb a Rochester, Inghilterra del Nord, qualche settimana fa. L’allarme in realtà era partito per errore e Cameron ha reagito con una battuta: “Devo aver fatto scattare qualche campanello alla Commissione europea”. Probabilmente aveva ragione. Il discorso aveva a che fare con l’Europa, o meglio con l’immigrazione. Due temi che nel dibattito politico britannico sono diventati da qualche tempo quasi sinonimi.

Di Alzheimer non si parla (soprattutto in Italia)

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Quando ero ragazzino andava di moda dire: spastico, mongoloide, un modo a sfregio per non usare più semplicemente la parola idiota. Erano gli anni in cui nelle scuole entrava il termine handicappati, non più bollati come figli infelici. Oggi nelle conversazioni, nelle chat, persino negli sms, se non si riesce a ricordare qualcosa, o si è saltato un appuntamento, o si è perduto un oggetto, scatta subito la battuta: «Scusa, ho l’Alzheimer». C’è pure un thread aperto sul forum di Spinoza.it, ultrapremiato blog satirico, dove la gente si spreme per trovare guizzi di genialità intorno alla perdita di memoria.

Marx 2.0? “Il Capitale del XXI secolo” – Incontro con Thomas Piketty

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Pubblichiamo l’intervista che Marco Cicala ha fatto all’economista francese Thomas Piketty per il Venerdì di Repubblica, in occasione dell’uscita italiana del suo libro Il capitale nel XXI secolo (edito da Bompiani, traduzione di Sergio Arecco). Ringraziamo l’autore e la testata. (Fonte immagine)

di Marco Cicala

Parigi. L’hanno definito il Marx 2.0. Sul suo libro hanno oscillato il turibolo benedicente guru della stazza di Paul Krugman o Joseph Stiglitz. I consiglieri economici di Barack Obama lo hanno convocato a palazzo per farsi spiegare le sue ricette in materia di lotta alle disparità sociali. Per gli accusatori, il francese Thomas Piketty non sarebbe invece che l’ennesimo gauchista plutofobo, magari tendenza Occupy Wall Street, dispensatore di soluzioni retrò, interventiste, vetero-stataliste – tipo una tassazione progressiva sui grandi capitali. Insomma, l’ultimo coniglietto spuntato dal cilindro di un keynesismo fuori tempo massimo. Per confutare le sue idee, la cosiddetta stampa neoliberista – Financial Times in testa – ha sguinzagliato tutta una muta di esperti, giornalisti da punta e da riporto. Ma il risultato della demolizione è stato piuttosto deludente. Si è cercato di cogliere in castagna Piketty aggrappandosi a minutaglie, errori marginali stanati nelle 950 pagine del suo Il capitale nel XXI secolo, che adesso esce in Italia da Bompiani. In Francia ne sono andati via 150 mila esemplari. Però, con mezzo milione di copie vendute, è stata la versione in inglese a farne un caso editoriale e un titolo à la page.

Nel fango

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Questo reportage è uscito su Lo Straniero.

di Stefano Talone

Quando la cittadina di Tewkesbury si è allagata nuovamente nel 2012, gli abitanti del posto hanno capito che la strada presa da qualche tempo non era sbagliata. Il loro odio, per il City Council e la sua politica di gestione delle emergenze è andato crescendo nel corso degli anni e lentamente si è trasformato in qualcosa di operativo chiamato Severn and Avon Valley Combined Flood Group, un’associazione che cerca di sopperire alle mancanze organizzative della politica locale.

Siamo al centro dell’Inghilterra rurale, nella regione delle West Midlands. Tewkesbury ha la particolarità che più volte negli ultimi anni è diventata un’isola artificiale a causa delle alluvioni. Quando succede il colpo d’occhio è spettacolare, con l’abbazia e il centro del paese contornati da uno specchio d’acqua putrida e marrone. I fiumi, Avon e Severn, si incontrano proprio a ridosso del villaggio e con la pioggia incessante dei mesi invernali capita spesso che vadano fuori dagli argini invadendo le pianure circostanti. Non a caso l’abbazia, che è l’unica attrazione turistica locale, è stata costruita su una piccola collina. Saggezza medievale!

Sulla scrittura di Ian McEwan

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Questo pezzo è uscito su Orwell. (Fonte immagine)

di Valentina Pigmei 

C’è una scena di un vecchio romanzo di Ian McEwan, “Lettera a Berlino” (1990) – una spy-story ambientata durante la guerra fredda – in cui il protagonista, Leonard Marham, un giovane tecnico inglese mandato in Germania per collaborare a un’operazione contro il governo russo, è costretto a uccidere un uomo e farlo – letteralmente – a pezzi. Con una sega elettrica. Il minuzioso tagliuzzamento del cadavere è narrato con una tecnica simile a quella del ralenti cinematografico: il racconto dell’uccisione e dello smembramento è rallentato grazie ai continui inserti ironici (“la frammentazione dell’io”) e a lunghe descrizioni, e intensificato da numerose ripetizioni di termini o sintagmi identici: la frase “Leonard colpisce Otto con un piede di ferro” è ripetute quattro volte in una manciata di pagine. Il corpo sarà poi riposto in una valigia, e il cadavere lacerato diviene così una sorta di superficie leggibile che assomiglia alla Berlino dilaniata da tunnel sotterranei e frammentata in settori.