Pink Floyd: la grande esibizione

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Ieri mattina sono andato in via Nizza, una strada ben asfaltata tra viale Regina Margherita e piazza Fiume, a Roma. Al civico 138 c’è il Macro, il Museo di Arte Contemporanea, e si dà il caso che era in programma la conferenza stampa di The Pink Floyd Exhibition – Their Mortal Remains, la mostra sulla più interstellare tra le band inglesi. A Londra, dove ha esordito, è stata un successone. A officiare l’evento sono annunciati Roger Waters e Nick Mason, che non hanno bisogno di presentazioni.

Cinque cose da scoprire su ‘The Dark Side of the Moon’

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99, che ringraziamo (fonte immagine).

Il primo marzo del 1973 esce sul mercato americano, ad opera della Capitol Records, quello che si rivelerà uno dei dischi più venduti, celebrati e discussi della storia del rock. Su The Dark Side of the Moon si è detto e scritto di tutto: l’album più famoso dei Pink Floyd, quello più furbo, quello più maturo. Un lavoro non altezza delle sperimentazioni all’epoca di Syd Barrett, un’opera magniloquente che segna una vetta irraggiungibile nel percorso della band.

Un disco di canzoni, alcune molto belle, altre forse meno ispirate, ma con un suono che è stato capace di elevarsi a marchio di fabbrica. Il disco migliore dei Pink Floyd. Di sicuro non quello migliore. Oggi vogliamo fuggire lo spettro di questa Babele della critica musicale, per raccontarvi cinque fatti, alcuni noti altri meno, alcuni pertinenti altri meno, che inquadrano il mondo che ruota attorno a questa pietra miliare della musica leggera.

Genio e fragilità di Syd Barrett, il diamante pazzo

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Questo pezzo è uscito sull’Unità, che ringraziamo (fonte immagine).

“Il rock è morto, viva il rock”: questo, in sintesi, il mantra reiterato che accompagna molte riflessioni critiche degli ultimi anni. Da un parte chi rimane impigliato nostalgicamente agli anni “d’oro”, dall’altra chi vorrebbe fare tabula rasa del passato accogliendo con entusiasmo anche le false novità. In mezzo c’è chi continua a fare musica nel solco di quella tradizione: a ragionarci sopra, sperimentando la commistione con linguaggi musicali più freschi; nessuno però può prescindere dal fatto che il grosso della partita si gioca in un preciso periodo storico.

Dalla metà alla fine degli anni sessanta Syd Barrett codifica, nello spazio di soli tre album e una manciata di singoli, gli elementi e la struttura che tutt’ora informano il suono delle migliori band in circolazione; si pensi ai Flaming Lips, agli Animal Collective, ai Tame Impala: a quanto tali formazioni abbiano inscritti nel loro dna codici che derivano direttamente dal lavoro Barrettiano.