L’incanto di Dominique Sanda

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Da oggi fino al 5 giugno si terrà a Palermo la sesta edizione del Sicilia Queer Filmfest. Dominique Sanda (a cui verrà conferita la cittadinanza onoraria) sarà tra gli ospiti della rassegna per la proiezione integrale di Novecento, quarant’anni dopo la presentazione fuori concorso a Cannes. L’intervista che segue è uscita sul Venerdì, che ringraziamo. La traduzione dal francese è di Andrea Inzerillo.

Una leggenda vuole che all’inizio del ‘900 il regista David Griffith, incantato dalla bellezza di Lillian Gish, avvertisse con così tanta urgenza il bisogno di guardarla (e di condividerla) da essersi inventato una nuova ottica – fin lì lo strumentario tecnico non prevedeva questa possibilità – in grado di mostrare da vicino il volto della grande diva del muto.

Scorrendo i film interpretati da Dominique Sanda, soprattutto quelli girati durante gli anni Settanta, non si può che confermare il legame tra incanto e close up: che Sanda sia la protagonista, come in Il giardino dei Finzi Contini, o presente in un cameo, come in Gruppo di famiglia in un interno, arriva un momento in cui la macchina da presa si muove in cerca del suo viso. Per ragioni drammaturgiche, certo, ma non solo; quando l’obiettivo si sofferma su quell’ovale, sembra che il primo piano abbia origine da un lato in un senso di stupore – una specie di resa sbalordita davanti alla bellezza – e dall’altro nel presentimento di un mistero: nel tentativo di comprendere, continuando incantanti a filmare, l’enigma inesauribile di quello sguardo.