Essere David Foster Wallace?

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The End of The Tour è il nuovo film di James Ponsoldt che racconta i cinque giorni trascorsi dall’inviato di Rolling Stone David Lipsky in compagni di David Foster Wallace, nel 1996. Lipsky aveva trent’anni ed ebbe l’occasione di intervistare e conoscere approfonditamente Wallace, che ne aveva trentaquattro e stava completando il tour promozionale di Infinite Jest, l’ambiziosissimo e tentacolare romanzo di oltre mille pagine che lo avrebbe consacrato come lo scrittore americano più amato e frainteso della sua generazione.

Ricordando David Foster Wallace / 2

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Questo articolo è uscito sulla rivista Tradurre. (Foto: Giovanni Giovannetti)

di Norman Gobetti

Moriva, il 16 dicembre 1991, Pier Vittorio Tondelli. Prolifico operatore culturale, oltre che amatissimo scrittore, Tondelli aveva fondato nel 1990, insieme ad Alain Elkann ed Elisabetta Rasy, il quadrimestrale di letteratura «Panta». Dopo la morte di Tondelli, nel comitato editoriale di «Panta» subentrò lo scrittore statunitense Jay McInerney, che nel 1993 curò un numero dedicato ai nuovi narratori americani. Il volume presentava i racconti di quindici autori all’epoca quasi tutti inediti in Italia, fra cui Jennifer Egan, Jeff Eugenides, Mark Leyner, Donna Tartt e William T. Vollmann, tradotti da scrittori italiani come Michele Mari, Sandra Petrignani, Claudio Piersanti, Sandro Veronesi e Valeria Viganò. Fra gli altri c’era anche, nella versione di Edoardo Albinati, un racconto dal titolo Per sempre lassù. Nella sua introduzione, McInerney scriveva a proposito dell’autore di quel racconto: «Uno sperimentatore postmodernista […] furiosamente creativo. […] Le sue ambientazioni e le sue strategie narrative sono varie, ma sempre attualissime» (McInerney 1994, 14). Sono probabilmente le prime parole mai pubblicate in Italia a proposito di David Foster Wallace.

David Foster Wallace

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«Ma ti dico la verità, guardarmi in giro per la stanza e dare automaticamente per scontato che tutto il resto dei presenti siano meno consapevoli di me, o che la loro vita interiore sia in qualche modo meno ricca, meno complicata, o percepita con meno intensità della mia, mi rende uno scrittore meno bravo. Perché significa che la mia sarà un’esibizione per un pubblico senza volto, invece che il tentativo di fare conversazione con una persona».

David Foster Wallace, tratto da «Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta», di David Lipsky

L’ultima confessione di David Foster Wallace

Nel 1996, durante il tuor americano di Infinit Jest, un giornalista del Rolling Stone, David Lipsky, trascorse cinque giorni ininterrotti al fianco di David Foster Wallace, in giro per librerie, presentazioni e corsi di scrittura, da uno stato all’altro dell’America, buttando giù appunti per quella che divenne una lunghissima intervista per il giornale. Questa intervista è ora diventata un libro, Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta (minimum fax), in cui la voce dell’autore ci arriva senza filtri.