Gli attimi sospesi tra due abissi in “Turbolenza” di David Szalay

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La vita dell’uomo si compone di lunghe sequenze di attimi, alcuni dei quali non hanno alcuna conseguenza sugli eventi futuri, altri hanno il potere di cambiare radicalmente un’esistenza, e costituiscono uno spartiacque tra un prima e un dopo, tra un periodo di equilibrio e un momento di crisi in seguito al quale nulla sarà più come un tempo.

In Turbolenza– l’ultimo libro di David Szalay (ed. Adelphi, traduzione italiana di Anna Rusconi) –, lo sguardo dell’autore attraversa le vite di uomini e donne diverse, e – selezionandole dalla vastità dell’esistenza umana – mette a fuoco piccole porzioni della loro storia: alcune marginali per il destino di chi le sta vivendo; altre assolutamente cruciali. Szalay si sofferma sugli avvenimenti descritti con occhi distaccati, impersonali, operando un taglio chirurgico nella continuità dell’esistenza, individuando una successione di attimi che non hanno necessariamente un inizio e una fine, almeno non all’interno del libro.

Ritratto d’Europa ai giorni nostri. Intervista a David Szalay

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David Szalay sarà per la prima volta in Italia per tre appuntamenti: 17 marzo alle 16 a Libri Come, Auditorium Parco della Musica di Roma con Dario Pappalardo. Il 19 marzo alle 18 per l’anteprima di ScrittuRa festival alla biblioteca Classense di Ravenna con Matteo Cavezzali. Il 20 marzo (in collaborazione con il Salone Internazionale del Libro) alle 18.30 alle OGR Torino con Paolo Giordano (fonte immagine).

di Matteo Cavezzali (traduzione di Federica Angelini)

Nato in Canada, ha vissuto in Inghilterra e in Ungheria, quella di David Szalay è considerata una delle voci più interessanti della nuova letteratura internazionale. Finalista al Man Booker Prize, secondo il quotidiano britannico Daily Telegraph è tra i venti migliori scrittori under 40. Il suo quarto libro “All That Man Is” è stato pubblicato da Adelphi, tradotto da Anna Rusconi, con il titolo “Tutto quello che è un uomo”. Il libro le vite di nove uomini, in diverse età della vita, dall’adolescenza alla vecchiaia in nove paesi diversi, tracciando indirettamente la biografia di un continente: l’Europa oggi.

Il senso del destino in “Tutto quello che è un uomo” di David Szalay

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C’è sempre un viaggio nelle storie che compongono Tutto quello che è un uomo di David Szalay: un volo aereo, uno spostamento in macchina, una traversata in mare. È come se,per descrivere l’essenza più autentica di un uomo,l’autore avesse bisogno di spostarlo dalle sue coordinate abituali e trapiantarlo in un territorio neutro, asettico, nel quale la sua identità possa campeggiare con nitidezza. I viaggi si estendono in tutta l’Europa, dalla Polonia, alla Repubblica Ceca, dalla Francia a Cipro, dalla Danimarca alla Spagna, dall’Inghilterra all’Italia.