La guerra di tutti. Intervista a Raffaele Alberto Ventura

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Pochi libri aiutano a comprendere il presente come La guerra di tutti di Raffaele Alberto Ventura.

Forse solo La società della performance di Maura Gancitano e Andrea Colamedici, affrontando la contemporaneità da un’angolazione diversa, offre la stessa mole di spunti e sentieri di riflessione.

Ventura, intellettuale da anni molto apprezzato per le sue riflessioni sul blog Eschaton, ha destato molto clamore col suo libro precedente, Teoria della classe disagiata (premiato anche da un ardito adattamento teatrale), un testo che ha mostrato le già note qualità dell’autore: una notevole erudizione, una spiccata capacità di analisi, una non comune libertà da schieramenti (post) ideologici.

Buon compleanno, Superzelda!

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Cosa festeggiamo e perché

Superzelda il libro è nato il 10 novembre del 2011. Quel giorno sono arrivate le prime copie in casa editrice e nelle nostre mani e abbiamo festeggiato con qualche bottiglia di vino e le dediche disegnate bellissime di Daniele alla libreria minimum fax di Trastevere. Sono venuti i nostri amici, non abbiamo fatto grandi discorsi (anzi, non abbiamo fatto proprio nessun discorso), abbiamo bevuto e dedicato tutte le copie che erano in libreria. Primo giorno di vita, piccolo sold out tra amici. In una versione sparpagliata e che sembrava mai definitiva Superzelda però esisteva già, esisteva da anni. Esisteva da quando con Daniele, facendo recensioni disegnate per D, ci siamo imbattuti nella storia di Zelda e abbiamo deciso di trasformare la sua vita di un fumetto mettendo per prima cosa un super davanti al nome.

Tutto il resto è punk

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Questo pezzo è uscito sul numero di maggio di XL – la Repubblica.

“Exploitation?” La domanda in realtà è retorica, ed è la risposta che mi dà Richard Hell quando lo interrogo sulle ragioni di così tanto punk in città in questi e nei prossimi mesi. La città dove siamo e di cui parliamo è New York City, e lo “sfruttamento” a cui allude Hell riguarda il punk. Qui musei, biblioteche e vari spazi più o meno istituzionali sembrano fare a gara nel trovare l’evento più irriverente da proporre alla gente, mentre le librerie dedicano sempre più spazi a imponenti libri che, trattando il punk come fosse mitologia greca, raccontano per immagini e testimonianze più o meno dirette le varianti della storia. Un punk risorto, si direbbe. O forse soltanto un modo, a distanza di decenni dai tempi in cui si andava al CBGB’s ad ascoltare i Ramones e Richard Hell, pogare e sputare, per cavarci fuori qualcosa di utile.

New York Ballerina

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(Fonte immagine.)

La prima cosa è guardare

La prima cosa che faccio ogni volta che metto piede a New York è controllare cosa c’è in cartellone al Joyce Theater. Il Joyce Theater è un piccolo importante teatro sull’Ottava, all’angolo con la Diciannovesima. È un teatro consacrato alla danza, dove passano le migliori compagnie newyorkesi, americane o internazionali. Lì ho visto Cedar Lake, Shantala Shivalingappa, Keigwin + Company, Gallim Dance, e ieri sera, arrivata meno di ventiquattr’ore prima dall’Italia, la Martha Graham Dance Company. Ero passata lì davanti per caso, per dare un occhio ai prossimi spettacoli, e ho visto che era l’ultimo giorno di una rassegna della compagnia di Martha Graham su “mito e metamorfosi”. Sono entrata, ho preso un biglietto. Alle due ho visto la prima parte delle coreografie, alle quattro sono andata via, alle sette e mezza sono tornata e ho visto il resto. Quattro ore di Martha Graham in tutto, e ne avrei viste ancora. L’ultima coreografia era del 1962, diretta da Richard Move, si chiamava The Show (Achilles Heels), musiche di Arto Lindsay, canzoni e voce (di Atena) di Debbie Harry, altra voce (di Achille) di Mikhail Baryshnikov, i ballerini della Martha Graham Dance Company in Achille, Patroclo, Elena di Troia, Atena e Xanto, il cavallo di Achille. I miti greci che incontrano Blondie che incontrano Martha Graham. Una roba così la riesci a immaginare solo a New York.

Tra il vero e il falso

(Pubblicato su Diario di luglio) Incontrare una celebrità per strada mi fa sempre provare una specie di vertigine, come se l’esistenza in carne e ossa dei personaggi fosse un’ipotesi la cui verifica ha la portata di una rivelazione sconvolgente. Quando vedo un personaggio, continuo a guardarlo come per assicurarmi che esista davvero, che non sia un’interferenza dell’etere, l’invasione […]