dOCUMENTA, l’arte contemporanea soffia ad Atene

dOCUMENTA 14

Questo pezzo è uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.
ATENE. Narcisisti di tutto il mondo unitevi. Crapumenta 14. La scritta in vernice nera corre lungo il muro di uno dei più belli fra gli edifici neoclassici che affacciano su Dionysiou Aeropagitou, la pedonale ai piedi del lato sud dell’Acropoli. Qui è stata inaugurata, il 9 aprile scorso, dOCUMENTA 14, uscita per la prima volta dal 1955 dai confini di Kassel per “imparare da Atene” come sostiene il suo slogan. La celebrazione è stata idealmente sfarzosa e i critici non l’hanno perdonato.

Che senso ha l’arte in un contesto di guerra?

foto, davanti all'opera di Goshka Macuga

Pubblichiamo un reportage da Kabul di Giuliano Battiston, uscito sul «manifesto», sull’edizione afgana di dOCUMENTA. (Foto: Giuliano Battiston)

Quest’anno Kabul ha vissuto un evento speciale. Molto diverso dalle consuete cronache di guerra a cui siamo abituati. Dal 20 giugno al 19 luglio infatti gli splendidi giardini di Babur (Bagh-e-Babur), fatti costruire dal sovrano moghul all’inizio del 16esimo secolo, sono stati una delle tre sedi distaccate, insieme al Cairo e ad Alessandria d’Egitto, della tredicesima edizione di dOCUMENTA, forse la più famosa kermesse di arte contemporanea al mondo, la cui sede principale è a Kassel, in Germania.

Alla base della decisione di coinvolgere anche la capitale afghana, il parallelo tra la Kassel del secondo dopoguerra, martoriata dai bombardamenti alleati, e la Kabul di oggi, ancora alle prese con le macerie vecchie e nuove, materiali e psicologiche, di una guerra a bassa intensità, che impedisce di progettare il futuro e costringe a praticare la difficile arte di vivere, piuttosto che di vivere e produrre arte. Oltre alle analogie storiche, una serie di interrogativi hanno mosso l’iniziativa, come ha spiegato sul numero di giugno della rivista Alfabeta la direttrice di dOCUMENTA (13), Carolyn Christov-Bakargiev, in un’intervista con Manuela Gandini: «Cosa vuol dire essere un artista sotto assedio? O essere in uno stato di ritiro? O ancora: essere sulla scena in uno spettacolo eterno? Uno spettacolo mediatico, perché qualsiasi cosa succeda lì viene riportata dappertutto».