Illazioni su Lucentini

lucentini

Questo pezzo è uscito su Succede oggi.

di Paolo Bonari

Se ha ragione Domenico Scarpa, e Notizie degli scavi è «uno dei più bei racconti italiani del Novecento», qualcuno ne starà componendo il ricordo, perché siamo giunti al cinquantennale della sua pubblicazione, ma può anche darsi che saranno pochissimi quelli che si metteranno a ripensare ai tentativi letterari di Franco Lucentini che precedono il suo incontro con Carlo Fruttero: rari e non ripetuti. Non che le sue siano state prove acerbe, anzi: il giudizio di Scarpa non suona azzardato. C’è da credere che i due si siano divertiti parecchio, nella loro carriera da accoppiati, e non servirebbe altro, per giustificare la bontà della loro scelta; resta la curiosità, però, del futuro che avrebbe avuto davanti il solo Lucentini, il cui contributo al lavoro comune sembrerà minore di quello dell’amico a chi vada a rileggere questo racconto, o romanzetto. Stando attenti alle misure canoniche, di romanzo non dovrebbe trattarsi, ma respiro (precocemente strozzato) e suddivisione interna del testo continuano a darne l’idea.

Breve storia di una frase sbagliata

primolevi

Ognuno è l’ebreo di qualcun altro. Questa frase ha vissuto la propria fama grazie a una conclusione che non le appartiene, e ha sollevato una piccola tempesta di sabbia che si è trascinata per trentadue anni.

Tra il sedici e il diciotto dicembre del 1982 si sono consumate due delle più tristemente celebri incursioni, o atti di terrorismo, nei confronti del popolo palestinese: i massacri – massacri, non è per dire –  dei rifugiati nei campi profughi di Sabra e Chatila, in territorio libanese. Gli esecutori furono riconosciuti in una falange estremista cristiana, ma il coinvolgimento di Israele andò ben oltre una già opinabile scrollata di spalle. Primo Levi, che allo stato Israeliano non l’aveva mandata a dire già in un paio di occasioni e che non credeva poi tanto nella soluzione separatista, auspicò pubblicamente le dimissioni di Ariel Sharon e Menachem Begin, provocando il cordoglio di chi fino ad allora aveva apertamente ignorato le sue posizioni.