Quante volte è successa la fine del mondo?

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La fine del mondo è successa un mucchio di volte, e siamo ancora qui a parlarne ogni tanto e per fortuna a parlare anche d’altro.
Il modo più strano in cui è avvenuta è forse quello raccontato da Douglas Adams in Guida galattica per autostoppisti: la Terra, che è una delle regioni più periferiche, insignificanti e soprattutto inconsapevoli e ignoranti di un grande impero interstellare (non sa nemmeno di far parte di un impero interstellare, figuriamoci!), deve essere asfaltata per costruire una superstrada interspaziale che attraversi in lungo e in largo il sistema solare.

La distruzione del Pianeta nella Guida galattica avviene per contrappasso: la Terra viene abbattuta con la stessa noncuranza con cui gli uffici comunali di una città (di provincia?), poco prima che succeda l’apocalisse, si accingono a radere al suolo la casa di Arthur Dent (uno dei protagonisti del romanzo) perché in quel punto deve passarci una tangenziale. Ad eseguire l’ordine di abbattimento della casa di Dent quel giorno c’è il signor L. Prosser, che alla domanda sul perché vada fatta una tangenziale, e proprio nel punto in cui sorge la casa di Arthur, risponde: «Perché mai andrebbe fatta? È una tangenziale e le tangenziali sono necessarie».

Non fatevi fregare. La fantascienza possibile di Black Mirror, Dave Eggers e LRNZ

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Questo articolo è contenuto nella pubblicazione Storie (in) Serie, a cura di Carlotta Susca e Antonietta Rubino, consultabile qui.

di Jacopo Cirillo

Definire esattamente i contorni e le caratteristiche univoche della fantascienza come genere è praticamente impossibile. Il campo di studio è amplissimo, i confini molto liquidi e gli autori diversi, a volte diversissimi tra loro. Iniziamo con quello di cui siamo sicuri, almeno: parliamo di fantascienza quando l’impatto di una scienza o di una tecnologia sulla società e sul singolo individuo determina il motore narrativo del racconto, del romanzo, del film, della serie tv.

La vista da qui: sulla politica

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Arriva in libreria La vista da qui. Appunti per un’internet italiana dMassimo Mantellini (minimum fax). Di seguito pubblichiamo il capitolo sul rapporto tra la rete e la politica. Segnaliamo che è online da qualche giorno uno spazio creato da Mantellini per raccogliere racconti, frammenti ed esperienze su cosa sia internet oggi. (Fonte immagine)

L’uomo senza reputazione

Io penso da tempo che Beppe Grillo riassuma in sé moltissimi tratti dell’utente medio della rete internet in Italia. Un comico, un professionista apprezzato e divertente che sa poco o nulla di internet, che un giorno viene avvicinato al tema da una specie di visionario sconosciuto che lo va a trovare in camerino dopo uno spettacolo (così narra la leggenda) e gli spiega, in poche parole, il futuro progressivo del pianeta, cambiato nel profondo dalle reti informatiche. Grillo probabilmente aderisce a questa idea, oppure, meno probabilmente, finge di crederci, perché intuisce che ciò che gli viene raccontato in quel momento è il plot del suo prossimo inedito e lunghissimo spettacolo. Uno show millenarista come i precedenti ma dalle prospettive assai più ampie. Per esempio cambiare il mondo.

Facciamoci una partita a Scarabeo. Breve storia della letteratura del Novecento davanti un tabellone.

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Cinquantanove anni fa, il 19 gennaio 1955, veniva messo in commercio Scrabble, forse il più intellettuale dei giochi da tavola. La sua versione italiana, Scarabeo, fu pubblicata qualche anno dopo senza autorizzazione, con le regole leggermente diverse, e rimase in commercio dopo una causa legale.
La letteratura ha omaggiato Scrabble in molti modi. Un articolo del Boston Globe del 2007 metteva in fila almeno una cinquantina di citazioni letterarie. Ne abbiamo tradotte alcune. F
acendo un po’ di mente locale, minimum fax ha pubblicato almeno tre libri Scrabble-Scarabeo in cui viene citato. Magic kingdom di Stanley Elkin, Cercasi batterista, chiamare Alice di Rick Moody, e Si prega di allegare dieci dollari per ogni poesia inviata di Charles Bukowski. Ma, come vedrete qui sotto, Elkin, Bukowski e Moody sono in buona compagnia.

Robert Lowell. “Ero seduto a bocca aperta davanti a un tabellone di Scarabeo, incapace di formare anche la parola più semplice; dovevo essere imbeccato da un’infermiera, anche così non riuscivo a dare nessun senso alle parole che l’infermiera aveva fatto per me” (da Near the Unbalanced Aquarium, il libro di memorie postume di 1955)

Sylvia Plath. “Mia madre era l’unica in un lungo flusso di visitatori – il mio ex datore di lavoro, la signora di quelli di Christian Science, che camminava sul prato con me e ha parlato della nebbia che sale dalla terra nella Bibbia, e del fatto che la nebbia è l’errore, e che tutti i miei guai sono che ho creduto nella nebbia, e il minuto in cui avrei smesso di crederci, la nebbia sarebbe scomparsa e avrei visto come ero sempre stata bene, e l’insegnante di inglese che avevo al liceo che è venuto e ha cercato di insegnarmi a giocare a Scarabeo, perché pensava che questo potesse far rivivere il mio vecchio interesse per le parole, e Philomena Guinea stessa, che non era affatto soddisfatta di quello che i dottori stavano facendo e continuava a dirglielo. Odiavo queste visite.  di quello che i medici stavano facendo e continuava a dire loro così. Odiavo queste visite.” (da La campana di vetro, 1963)