Narrare l’assenza per Judith Hermann

Alice mettendo in ordine i vestiti del suo compagno, morto da poco “trovò una cosa a cui non era preparata – aveva cercato di essere preparata a tutto – qualcosa di piccolo, un po’ come se Raymond l’avesse lasciato lì per lei: una bustina di carta stropicciata, di un fornaio, con dentro i resti di un pasticcino alle mandorle a forma di cavallo”. Con una citazione quasi smaccata, Judith Hermann scrive una bellissima pagina su questa madeleine a metà, un pezzo per i vivi e un pezzo chi non c’è più. Per farci soffermare sulle uniche cose preziose di cui possiamo parlare: la gioventù con i suoi amori e la vita dopo la morte. Cos’altro? La prima, il tempo perduto con cui facciamo i conti ogni giorno che segue, rimpiangendola, o provando a riparare ai danni che facemmo o subimmo allora. La seconda è ciò che tutto ciò che possiamo sperare di conservare delle persone che abbiamo conosciuto e amato, di chi pensavamo di proteggere, di noi stessi.