Parlarne tra amici. Cosa racconta Sally Rooney

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di Francesca Massarenti

(questo pezzo contiene diversi spoiler)

Sally Rooney ama descrivere la qualità dell’aria. Spesso, in Conversations with Friends, la rende visibile abbinandone la consistenza al colore. Non sembra fare lo stesso, è stato notato, con l’atmosfera digitale che tiene in piedi i dialoghi del suo romanzo: neanche un selfie, mai una batteria scarica. Quando nominare le corporation dei social (a costo di fare pubblicità gratuita) ha un senso narrativo, però, Rooney non esita a farlo. La “sfida affascinante” per chi scrive oggi, spiega, è “rendere letterario il tempo sprecato su Facebook, […] elevarlo a qualcosa di bello o di emozionante.” Conversations resta comunque stracolmo di tecnologie: CD abbandonati nel cruscotto, romanzi tascabili lasciati in mano altrui, sonde a ultrasuoni che fotografano uteri vuoti, noodles istantanei, ibuprofene e paracetamolo. E pure telefoni che mandano email, link di video condivisibili su più piattaforme, e il concetto di swipe right, che però non costituiscono, da soli,tutto il sistema su cui si appoggiano relazioni e dialoghi.

Piccole sedie rosse. Intervista a Edna O’Brien

Edna O'Brien

Pubblichiamo un pezzo uscito su D di Repubblica, che ringraziamo.

MILANO. “Prendiamo un tè? Sa, in Irlanda a quest’ora si prende un drink, ma io ormai vivo da oltre cinquant’anni a Londra, preferirei un tè. Lei invece? Mi spiace tanto per prima”. Edna O’Brien è una donna sublime. Non fa che scusarsi perché quando l’ho salutata, alle cinque in punto nel bar dell’Hotel Principe di Savoia, ha sgranato gli occhi dietro il giornale, dicendomi che l’appuntamento era alle sei e non era affatto pronta. Poi, in uno scatto improvviso, si è alzata, ha detto che no, io non c’entravo nulla, doveva esserci stato un fraintendimento con il suo editore, e mi ha chiesto almeno quindici minuti di attesa. Era appena arrivata dall’aeroporto, doveva prepararsi. Adesso è qui, impeccabile, e ha deciso di dedicarmi tutto il tempo che vorrò. Racconta per filo e per segno la genesi del suo ultimo romanzo (Tante piccole sedie rosse, Einaudi), il diciassettesimo della sua lunga carriera di scrittrice iniziata nel 1960 con il successo di Ragazze di campagna (Elliot).

L’ultima luce prima della fine: intervista a Edna O’Brien

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

“La luce della sera, Lissadell, grandi finestre aperte verso sud, due ragazze in kimono di seta, entrambe belle e una una gazzella. Sono versi di W.B. Yeats, è l’inizio di un poema scritto per due ragazze, due sorelle, Constance Gore-Booth e sua sorella Eva. E Lissadell è la casa dove abitavano”. Edna O’Brien cita a memoria pochi versi di Yeats, spiegando con metrica e parole la scelta del titolo del suo romanzo, La luce della sera (Elliot, pp. 320, 17,5o). Poi aggiunge che la luce della sera è quella che vediamo prima della notte, l’ultima luce che illumina e risplende prima della fine.

Edna d’Irlanda. Intervista a Edna O’Brien

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Questa intervista è apparsa in versione ridotta sul Venerdì di Repubblica. L’8 dicembre Edna O’Brien sarà a Roma a Più libri più liberi per un incontro alle 18 in Sala Smeraldo. (Foto: Rex Features; Associated Press)

C’è una pagina del suo memoir (Country Girl, pubblicato pochi mesi fa in America da Faber and Faber e in uscita a il 27 novembre in Italia per Elliot Edizioni) in cui Edna O’Brien scrive: “Ma ogni libro che sia valido deve essere per certi versi autobiografico, perché non si possono né si devono fabbricare le emozioni”. Autrice amatissima sin dall’uscita nel 1960 del suo primo romanzo,Ragazze di campagna (appena ripubblicato in Italia da Elliot Edizioni), definita da Philip Roth “la più dotata tra le scrittrici contemporanee di lingua inglese”, O’Brien ha raccontato emozioni e cose della vita (spesso della propria, in modo direttamente autobiografico o romanzando, senza mai smettere di restare fedele alla propria e altrui realtà), grandi amori e solitudini, interni piccolo borghesi e paesaggi sconfinati, prevalentemente d’Irlanda.

Nata e cresciuta a Drewsboro, in Irlanda, a ventitré anni sposò lo scrittore Ernest Gébler contro la volontà della propria famiglia. Insieme al marito andò a vivere all’Isola di Man, nel Mar d’Irlanda, ospiti dello scrittore J.P. Donleavys, e poi a Londra, che mai più abbandonò. Diventò madre di due bambini (maschi entrambi), cominciò a scrivere. Quel primo romanzo, rivoluzionario per l’Irlanda puritana del Novecento, fece di lei la scrittrice che è oggi e al tempo stesso segnò la fine del matrimonio con un uomo che proprio non ce la faceva ad accettare l’idea di una moglie che avesse più successo di lui. Come non bastasse, il libro venne odiato dalla madre e bruciato e bandito nella sua amata Irlanda. Un’altra donna al posto di O’Brien si sarebbe arresa per molto meno, lei perseverò. Da allora a ora Edna O’Brien non ha mai smesso di scrivere.