Delitto alla fiumara

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di Stefano Petrocchi Se fosse una notizia di cronaca sarebbe un caso di violenza sulle donne. Se fosse scritta in inglese sarebbe una “murder ballad”, come Where The Wild Roses Grow (Nick Cave & The Bad Seeds, 1995). È la canzone di un uomo che uccide una donna dopo aver avuto una relazione con lei, […]

Castelvolturno, Italia. Su “Indivisibili” di Edoardo De Angelis

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di Valerio Valentini

C’è qualcosa di fastidioso e di sospetto nella ricorrenza sempre più compulsiva con cui i registi italiani – anche i bravi registi italiani – utilizzano, per presentare le loro opere, l’espressione “ho fatto un film su”, aggiungendo poi, con più o meno originalità, qualcuno dei sostantivi pescati nel Vocabolario dei Grandi Sentimenti.

L’amore, la sofferenza, la paura della morte, l’angoscia dell’essere vecchio, dell’essere giovane, dell’essere mamma, figlio, emigrato, centralinista con contratto a scadenza mensile. Il fastidio e il sospetto non diminuiscono – o diminuiscono solo in minima parte – quando, per dare corpo a quei sentimenti, si trovano delle immagini potenti, delle storie ancorate ad una realtà concreta: quando cioè il tutto non si riduce per forza a una parabola velleitaria.

Il realismo estremo del nuovo cinema italiano

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Questo articolo è uscito su Repubblica.

di Emiliano Morreale

Ormai da qualche anno, nel cinema italiano (ma anche in certa narrativa, e nelle serie tv) si affaccia un’Italia non solo marginale, ma soprattutto degradata, criminale, senza speranza. E spesso molto cattiva. Le bande di Gomorra – la serie, quelle di Suburra (film e prossima serie). L’anno sorso, l’avvocato finito nel gorgo di Perez di Edoardo De Angelis, e i palazzinari strozzini alle prese con escort fatali (Senza nessuna pietà di Michele Alhaique). Più indietro, tra gli altri, poliziotti violenti contro ultrà (Acab), bande di disperati che tentano il colpo attraverso le fogne (Take Five), adolescenze nella mafia russa (Educazione siberiana), e ancora poliziotti spacciatori (Henry di Alessandro Piva), immigrati spacciatori (La-bas di Guido Lombardi), pugili che si salvano dall’ambiente camorristico (Tatanka di Giuseppe Gagliardi)… Ultimo arrivato, Lo chiamavano Jeeg Robot, con Santamaria rapinatore-supereroe contro lo Zingaro interpretato da Luca Marinelli.