Gli universi di Ursula Le Guin

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Ricordiamo Ursula Le Guin, scomparsa pochi giorni fa, con un pezzo uscito sul Foglio, che ringraziamo (fonte immagine).

di Edoardo Rialti

Non aveva risparmiato una stoccata quando, insignita del National Book Award 2014, aveva voluto “condividerlo anche con tutti gli scrittori che sono stati esclusi dalla letteratura per così tanto tempo, i miei colleghi autori di fantasy e fantascienza, scrittori dell’immaginario che negli ultimi 50 anni hanno visto tutti migliori riconoscimenti andare ai cosiddetti realisti”.

Sorpresi dalla Gioia. Leggere e incontrare C. S. Lewis

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Pubblichiamo, ringraziando BE edizioni, un pezzo  di Edoardo Rialti introduttivo al libro La vita di C.S. Lewis.

di Edoardo Rialti

Chi è C. S. Lewis? si domanda McGrath all’inizio di questa sua biografia. In un certo senso, come per ogni essere umano, tale domanda è destinata a restare ultimamente irrisolta. Come notava Oscar Wilde (irlandese a sua volta), “il mistero finale è sé stessi”, e, di conseguenza, anche chiunque altro. La ricchezza stessa dei dettagli, qualora non sia accompagnata da una profonda empatia  capacità d’immedesimazione, rischia, paradossalmente, di farci smarrire la persona oggetto del nostro interesse.

I confini del mondo. Morte e reincarnazione negli inediti di Tolkien

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di Edoardo Rialti
“In tristezza dobbiamo lasciarci, ma non nella disperazione. Guarda! Non siamo vincolati per sempre a ciò che si trova entro i confini del mondo, e aldilà di essi vi è più dei ricordi. Addio!” Con queste parole il re umano Aragorn si accomiata morendo dalla consorte elfica che ha rinunciato all’immortalità per stare con lui e che, per amara ironia, non ha neppure la consolazione di spirare con l’uomo che ama. È molto difficile condensare lo sguardo di un artista in una sua frase o immagine; tuttavia, se dovessi sceglierne una per J. R. R. Tolkien, forse è proprio questa che sceglierei. È vero delle civiltà come delle opere dei singoli, la morte fa parte della definizione della vita, come e forse più della cornice che delimita il quadro. Come scriveva lo storico Huizinga, “nella storia non meno che nella natura la morte e la nascita camminano sempre di pari passo”.

Tolkien ne era intimamente persuaso e nettamente consapevole, tanto che l’esperienza della Morte percorre tutta la produzione come un vero e proprio Leitmotiv. Non è certamente un caso che Il Signore degli Anelli si apra con una poesia che parla dei “mortal men doomed to die” (che pare echeggiare quel “brotoi” omerico che andrebbe tradotto non come “mortali” ma tragicamente, inesorabilmente “morenti”) e si concluda nel cratere di un “Mount Doom”. In una lettera al figlio lontano, notava il paradosso (“divino”, per lui) per cui proprio “il presagio della morte, che fa terminare la vita e pretende da tutti la resa, può conservare e donare realtà ed eterna durata alle relazioni su questa terra che tu cerchi (amore, fedeltà, gioia), e che ogni uomo nel suo cuore desidera.” E in una lettera sulla sua opera, spiegava che “se mi venisse chiesto, direi che il racconto non tratta in realtà del potere e del dominio: due cose che si limitano ad avviare gli avvenimenti; tratta della morte e del desiderio di immortalità”- per poi aggiungere significativamente “che è come dire che il racconto è stato scritto da un uomo!”

Stregati: “Dalle Rovine” di Luciano Funetta

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Per la rubrica dedicata ai dodici libri candidati al Premio Strega, pubblichiamo oggi una recensione del libro di Luciano Funetta Dalle Rovine. Il pezzo che segue è uscito sul Foglio: ringraziamo la testata e l’autore.

di Edoardo Rialti

Un vecchio cinema porno, di quelli dove gli spettatori entrano con gli occhiali da sole, e si siedono distanti. Una sera come tante. Si spengono le luci ma il film non è quello in programmazione. È qualcosa di così sconvolgente che, alla fine, le persone sono ancora immobili, paralizzate a fissare «lo schermo tenendosi saldamente ai braccioli delle poltrone, come se durante la proiezione avessero rischiato di essere disarcionati».