Lo stomaco

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Questo pezzo è uscito su Abbiamo le prove. (Fonte immagine)

Sono brava a ricordare i fatti, i volti, le date, i particolari.
Non sbaglio mai.
Quando dico “brava” intendo che so com’ero vestita, cosa ho pensato, ma soprattutto come mi sono sentita, posso dare un significato tridimensionale all’espressione “ricordare esattamente”.

Un martedì pomeriggio di settembre, è il 2006, ho ventiquattro anni. Sto per entrare al Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna per la seconda volta.

Quali cubi?

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Questo racconto è apparso su Cattedrale.

di Elena Marinelli

Girai la chiave nel portone cinque o sei volte: scattava, ma non si apriva. Mentre premevo forte, sperando di riuscire a sbloccarla, evitare di rovistare nella borsa e incappare nei documenti freschi del divorzio, notai sotto la porta, ben incastrato, un numero vecchio di due settimane di Famiglia Cristiana con allegato il cedolino di rinnovo. Controllai il numero civico: era il 24, il mio. Mi piegai carponi, chiusi un occhio per prendere la mira e provai a infilare il tappo di una penna.

«Volete un coltello?», mi interruppe una voce stridula e un po’ rauca, graffiata sul fondo, come di chi non parla da ore. Una signora anziana, con le mani nelle tasche, mi guardava fisso, pulendosi la bocca da qualche briciola di pane. Aveva gli occhi chiari e i capelli bianchi e soffici, una piega sulla fronte nascondeva le rughe più alte. Ci mise qualche secondo per farmi un sorriso.

«È mia. Il postino è nuovo. Lo cambiano ogni sei mesi, ormai. Deve essere questo fatto dei giovani.