Dovunque, eternamente

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di Domenico Fina Dovunque, eternamente. Romanzo dei più profondi, perturbanti e autentici che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi. È il primo libro pubblicato da Simona Rondolini, perugina, nata nel 1970, giunto finalista al Premio Calvino dello scorso anno. Rilke, Mahler, Mann avvolgono la vita della protagonista, Laura Paliani, studentessa universitaria che vive […]

Da James Foley a Annie Ernaux: raccontare la morte, da non troppo vicino.

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“Non voglio lodare la morte, ma nella sua imminenza la morte conferisce una certa bellezza alle proprie ore – una bellezza che non ha corrispettivi, ma che è travolgente”. È una frase che trovate a pag. 74 di Questo buio feroce. Storia della mia morte di Harold Brodkey (Fandango 2013, traduzione di Delfina Vezzoli); e questo potrebbe essere il motivo, consideravo, per cui quest’estate ho letto tre libri sulla morte – uno molto bello (questo di Brodkey), uno lodatissimo ma sopravvalutato (Il tempo della vita di Marcos Giralt Torrente, Elliot 2014, traduzione di Pierpaolo Marchetti), uno lodatissimo e meraviglioso (Il posto, L’orma 2014, traduzione di Lorenzo Flabbi) – anche se, è pur vero, che ci sono delle spinte inconsce che con tutta probabilità ci avvicinano a leggere libri che ci mettono di fronte alla scomparsa di una persona, alla sua mancanza, alla paura di questa mancanza, e al dolore. Ognuno probabilmente ha le sue ragioni, sono personali, e spesso non sono trasparenti nemmeno a se stesso.

Novum Mundum appellare licet

amerigo

Sul «Venerdì di Repubblica» è uscita questa recensione di Matteo Nucci all’ultimo libro di Stefan Zweig, «Amerigo», la biografia di Amerigo Vespucci, in Italia per molti anni introvabile e ora pubblicato da Elliot. 

Accadde esattamente cinquecento anni fa. Era il 22 aprile. “Una bara seguita da poca gente è portata al camposanto di una chiesa di Siviglia. Non si tratta di un funerale imponente e pomposo, non è il funerale di un ricco o di un nobile. Un funzionario qualunque del re è condotto all’ultima dimora, un certo Despuchy o Vespuche. Nella città straniera nessuno sospetta che si tratti dello stesso uomo che ha dato il nome alla quarta parte del mondo, e gli storiografi e i cronisti non dedicano una parola a questo trascurabile decesso”. Bisogna aspettare più di quattrocento anni perché qualcuno sappia restituire a quel decesso il suo ruolo, il suo posto nello svolgersi della storia e nell’intrecciarsi delle coincidenze, degli errori, delle fatalità. E certo non basta un cronista e neppure uno storiografo. Solo uno scrittore di razza, uno scrittore appassionato di biografie e con una propensione tutta sua a compiacersi di temi come destino, gloria, fallimento, dimenticanza, mediocrità. Ecco Stefan Zweig, allora, e il suo ultimo libro, in Italia per molti anni introvabile: Amerigo (Elliot).

Intervista a Simone Caltabellota

Questo pezzo è uscito sul Mucchio

di Liborio Conca

Simone Caltabellota…Un passato da editor nella casa editrice Fazi – dove ha lanciato due figure tra le più chiacchierate della letteratura d’inizio anni zero: Melissa P e JT Leroy – e un presente molto impegnato: attualmente lavora a un progetto di sceneggiatura per la televisione, collabora con la casa editrice Elliot, soprattutto ha pubblicato il suo vero debutto come autore, un romanzo non scontato, lirico, dalle molteplici suggestioni.