La montagna russa

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A L’informazione di Martin Amis risposi con assordante e felice clamore. La mia folla interiore stipata da qualche parte, in un piccolo auditorium, in una palestra adibita a sala lettura, aveva applaudito, fischiato e gridato entusiasta, mentre Martin Amis attraverso la mia voce leggeva. Io euforico e frastornato di fronte alla prosa, lieve gigantessa, de L’informazione che arrembava la realtà costringendola a parlare. Fu la mia colonna sonora romanzesca per un paio di anni. Dopo essermi dissetato alla fonte di Amis ho pensato di risalire su, fino alla sorgente, e vedere dove esattamente questo spumeggiare sgorgasse.

Editoria, mercato e dibattito culturale: intervista a Paolo Repetti

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Quale sarà il futuro del libro e del dibattito culturale? Pubblichiamo un’intervista di Francesco Pacifico a Paolo Repetti, ideatore con Severino Cesari della collana Stile libero di Einaudi. L’intervista è uscita su Orwell, inserto culturale di Pubblico, il quotidiano di Luca Telese chiuso a dicembre 2012. 

Cosa pensi di «Orwell»? 

Mi piace molto la scelta di «Orwell» di fare un supplemento culturale non di recensioni o di pararecensioni, ma di commenti che potevano stare da «Aut aut» a una fanzine, con un gruppo di scrittori e intellettuali giovani e una discussione culturale che, per quanto a volte sia ironica e paradossale, non è frutto di un atteggiamento fintamente antagonistico come quello de «Il fatto quotidiano». Ovvero andare a vedere il complotto, svelare gli arcani segreti, cosa c’è dietro, cosa fanno gli editori. Ma appunto c’era un attacco di discussione culturale.

Gloria e fetore della noble art. Le mitiche sfide del pugilato in due romanzi che hanno come voce narrante un giornalista

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Pubblichiamo una recensione di Matteo Nucci, uscita sul «Messaggero», su «Il colosso d’argilla» di Budd Schulberg (66th and 2nd) e «Il professionista» di W.C. Heinz (Giunti).

“Un mondo di odori aspri e pungenti, un fetore selvatico e viziato in cui si mescolano sudore e pomate, magliette usate, sigari da quattro soldi e un ammasso di corpi,alcuni coperti, altri no, stipati dentro una stanza evidentemente priva di impianti di ventilazione”. Esiste ancora, questo mondo. Forse non finirà mai, il mondo delle palestre dove si costruiscono pugili, e gli odori resteranno sempre gli stessi. Tutti sanno però che nel nuovo millennio qualcosa è inesorabilmente cambiato. Lo sport è tra i più antichi. Alcuni credono di vederlo raffigurato addirittura in graffiti che affondano nell’oscurità del III millennio a.C. e certo Omero lo racconta nell’VIII a.C. e gli scultori antichi ne danno ampie testimonianze (su tutti il “pugile a riposo” della scuola di Lisippo, al Museo nazionale romano). Eppure quella che fu ribattezzata “nobile arte”, dopo il secolo d’oro del Novecento, con l’esplosione del pugilato americano, soffre di un’evidente malattia di decadenza. Fortuna che la letteratura si sia spesa sull’argomento e che ci siano libri per molti anni ignorati in Italia che finalmente arrivano in traduzione. Quel che è capitato, in questi mesi, con Il colosso d’argilla di Budd Schulberg (66th and 2nd, pp. 411, euro 20) e Il professionista di W.C. Heinz (Giunti, pp. 367, euro 12), due romanzi capaci di raccontarci splendori e miserie di un mondo unico.

Le 10 regole

Sulla scorta del decalogo di scrittura stilato da quella roccia di Elmore Leonard, alcuni autori, sollecitati da The Guardian, hanno fornito i loro personalissimi comandamenti. Eccovi quelli di Zadie Smith: Finché sei piccino, assicurati di leggere molti libri. Dedica più tempo alla lettura che a qualsiasi altra cosa. Da adulto, cerca di leggere i tuoi […]