L’importanza dell’antifascismo. Una conversazione con Davide La Rosa

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“E come ogni anno, prima del 25 aprile, il fascistume residuo di cui purtroppo il nostro paese non è ancora riuscito a liberarsi, tira fuori la testa e cerca un po’ di visibilità sulla pelle di chi è morto per liberare il nostro paese. È tipo una tassa, ormai.”.

Così, con consueta lucidità, Emiliano Rubbi ha ben sintetizzato la situazione, in un suo post pubblicato sul suo profilo Facebook.

Ci troviamo, ancora, una volta a dover lottare per ribadire l’ovvio: l’opposto di fascismo non è comunismo ma democrazia, dunque l’antifascismo non è una fissazione della sinistra ma la base stessa della nostra Repubblica. Tutto il resto è, se in malafede, propaganda fuori tempo massimo, se in buonafede, una grossolana incomprensione del concetto stesso di democrazia.

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Emiliano Rubbi è un produttore discografico (ricordiamo tra i tanti Piotta, Brusco, Andrea Ra, il Muro del Canto),  un sound engineer,un cantante ecompositore (con i Mata Hari e i Lemmings).

Eppure, per decine di migliaia di persone, per ben altri motivi la voce di Rubbi è un punto di riferimento quotidiano, intendendo il termine in due accezioni: nel senso letterale, essendo uno degli opinionisti e speaker più apprezzati della storica emittente romana Radio Rock; nel senso figurato, essendo forse il più preciso e appassionato debunker della propaganda salviniana, da lui ogni giorno decostruita sulla sua pagina Facebook, con ammirevole pazienza (soprattutto nei confronti delle migliaia di commenti benaltristi e offensivi, tutti uguali, di centinaia di troll).