La parola (laica) di Don Milani

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Mezzo secolo dalla morte di Lorenzo Milani, e dalla sua “Lettera a una professoressa”. Tanta storia è trascorsa, e per la ricorrenza in questo anno diversi libri sono stati scritti, molte parole sono state dette, alcune forse non a proposito. E proprio le parole sono al centro della riflessione di Valeria Milani Comparetti, la nipote del Priore di Barbiana, nel volume “Don Milani e suo padre”, che per l’appunto ha come sottotitolo “Carezzarsi con le parole” (Edizioni Conoscenza).

Valeria Milani (curatrice anche della cronologia del Meridiano Mondadori appena pubblicato) è figlia di Adriano, fratello maggiore di Lorenzo (e suo medico personale): il suo punto di osservazione è di certo prezioso. Le abbiamo chiesto di questa attenzione nei confronti del valore della parola, e racconta come Don Milani sia stato “un prete particolare anche per questo.

I nuovi ragazzi di Don Milani sono migranti

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Riprendiamo questo pezzo uscito su Corriere.it, ringraziando la testata.

Terminato di leggere «L’uomo del futuro. Sulle strade di Don Lorenzo Milani»(Mondadori), viene subito voglia di parlare con il suo autore, Eraldo Affinati, che non è soltanto un insegnante, o «maestro di strada», come alcuni amano definirlo.

Affinati è uno scrittore che si racconta attraverso i battiti di una vita vissuta ogni giorno seguendo obiettivi concreti, come descrivono altri suoi libri e sue iniziative, la più importante delle quali può considerarsi la fondazione della scuola Penny Wirton, animata dai corsi di italiano per stranieri. Appena concluso un incontro insieme ai suoi studenti con un liceo romano, riusciamo a scambiare qualche battuta al telefono. Al solito, le parole arrivano d’impatto al cuore dell’argomento.

La questione scolastica. Un’intervista immaginaria a Piero Gobetti

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Nella notte tra il 15 e il 16 febbraio del 1926, non ancora venticinquenne, Piero Gobetti si spense in una stanza della Clinique de Paris, nella capitale francese, dove era stato costretto a rifugiarsi a causa della persecuzione fascista. L’aggressione subìta nel settembre del 1924 a Torino gli fu fatale, minando un fisico già provato dall’impegno quotidiano in un lavoro incessante di militanza culturale e politica.

Ius soli, i nuovi italiani nascono a scuola e i bocciati non vanno esclusi

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Questo pezzo è uscito sul Corriere.it

Al di là di ogni opinione culturale e politica, per gli insegnanti italiani il passaggio alla Camera della legge riguardante la regolamentazione del diritto di cittadinanza per i minori nati o residenti nel nostro Paese è un buon passo in avanti, che si attendeva da anni. Il motivo è presto detto. Chi frequenta quotidianamente le aule delle nostre scuole, in particolare della primaria e secondaria di primo grado, vive infatti sulla propria pelle la situazione reale della maggior parte di esse: molte accolgono allievi e allieve nati in Italia o arrivati da qualche tempo; ma la loro condizione continua ad essere, in base alle norme stabilite dallo ius sanguinis attualmente vigente, quella di soggetti non meglio identificati, di studenti sospesi in un limbo determinato (almeno sino alla maggiore età) dal luogo di nascita dei propri genitori, con tutte le conseguenze del caso in termini non soltanto di riconoscimento dei propri diritti, ma anche dei loro doveri di cittadini nel prossimo futuro.

«Prof ci spiega il Primo Maggio?»: raccontare la storia a scuola è indispensabile

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Questo intervento è apparso sul blog Scuola di vita su Corriere.it.

Giunti oramai quasi alla conclusione del programma scolastico annuale, si può dire che l’insegnamento in una scuola media di una materia quale Cittadinanza e Costituzione offre l’opportunità di numerosi e vari spunti di riflessione, in particolare durante giorni come questi in cui, tra festa di Liberazione e dei Lavoratori, i quesiti degli studenti su alcuni argomenti (e alcuni articoli della Carta Costituzionale) aumentano sempre più.

Patrimonio condiviso, storia condivisa? Ancora su scuola e integrazione

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di Maria Pia Donato

Nel nostro Paese, “la storia si manifesta alle nuove generazioni nella straordinaria sedimentazione di civiltà e di società leggibile nelle città, piccole o grandi che siano, nel paesaggio, nelle migliaia di siti archeologici, nelle collezioni d’arte, negli archivi, nelle manifestazioni tradizionali che investono insieme lingua, musica, architettura, arti visive, manifatture, cultura alimentare e che entrano nella vita quotidiana. La Costituzione stessa, all’articolo 9, impegna tutti, e dunque in particolare la scuola, nel compito di tutelare questo patrimonio”.

Il brano non è tratto da Istruzioni per l’uso del futuro di Montanari, ma dalle Indicazioni ministeriali del 2012 per la scuola primaria, capitolo su Il senso dell’insegnamento della storia.

Che fine ha fatto lo Ius soli?

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Ho letto con molta attenzione quanto scritto da Mario Valentini nella sua testimonianza qui pubblicata lo scorso 18 giugno. Mi sono immedesimato, oltre che emozionato, nello scoprire la sua vita da insegnante di ruolo e “precario” allo stesso tempo, costretto com’è a dividersi in più istituti nel corso della giornata. Ciò che più mi ha colpito è stata la lucida descrizione, corroborata da esempi concreti e decisamente esplicativi, della situazione che coinvolge un numero sempre maggiore di studenti frequentanti le nostre scuole pubbliche. Una questione delicata, che riguarda in particolare i minorenni di seconda generazione nati in Italia ma non ancora italiani, almeno secondo le nostre leggi.

In difesa della virgola

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Cara minima & moralia (virgola)

ho pensato di scriverti perché da qualche giorno c’è una notizia che proprio non riesco a mandar giù.

Sembra che un esimio professore, John McWhorter, docente di letteratura alla Columbia University, abbia avuto questa brillante idea: dato che l’utilizzo della virgola si sta trasformando in esercizio sempre più raro, soprattutto nella scrittura digitale, allora perché non eliminarlo del tutto, magari insieme all’intero sistema di punteggiatura? Una teoria subito confortata da un altro docente, anglista del Magdalene College di Oxford, Simon Horobin. In pratica si afferma questo: viviamo un’epoca in cui è il linguaggio del web a farla da padrone, e la virgola da quel linguaggio sta per essere definitivamente esautorata; allora togliamola del tutto, anche dai testi scritti.

Via della Conciliazione

Papa Francesco

Lo dico subito: sono anticlericale e continuerò ad esserlo, come molti italiani di mezza età costretti a subìre sin dall’infanzia scolastica le angherie della madre superiora, che per punizione ti costringeva ogni mattina a far recitare la preghiera al resto della classe perché già allora al Cristo di Zeffirelli preferivi quello di Jesus Christ Superstar, e lo scrivevi nei temi, divenendo per la maestra la prova provata di come il maligno si insinui nei giovani cuori indifesi. Poi leggi la storia e il diciannovesimo canto dell’Inferno dantesco; leggi di Giordano Bruno, di Galileo, e delle persecuzioni contro gli eretici. Infine tanta Dc, la banda Marcinkus e vari preti pedofili hanno completato il cerchio.

Immaginate quindi quale sorpresa nel ritrovarmi martedì mattina, appena tornato da un viaggio in Africa, a far suonare la sveglia di buon’ora per vestirmi e uscire in fretta verso via della Conciliazione. Camminavo e pensavo se fossi diventato matto, se si trattasse di una crisi di coscienza, se la vecchiaia avanzasse implacabile, e la paura della morte cominciasse minacciosa a bussare alla porta; se anche il mio destino fosse quello di nascere incendiario e morire pompiere. Poi sono arrivato a destinazione, e ho capito che non era niente di tutto questo.

Pierluigi Battista e la questione morale

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(Immagine: Enrico Berlinguer.)

Nel suo articolo di domenica scorsa (“Contro l’abuso della questione morale”, 20 gennaio) per La Lettura, l’inserto culturale del Corriere della Sera, Pierluigi Battista torna su un tema che da oltre trent’anni periodicamente riaffiora nelle analisi di politica culturale italiana: la questione morale, affrontata per la prima volta da Enrico Berlinguer nella celebre intervista rilasciata a Eugenio Scalfari, pubblicata da Repubblica il 28 luglio del 1981.

In sintesi Battista afferma che da quel momento in poi si certifica un cambiamento della linea politica del Partito comunista italiano, uscito malconcio dalla strategia del compromesso storico, fallita tragicamente e sostituita da un sostanziale ripiegamento dell’allora segretario nel nome di una “diversità” a detta del giornalista del tutto arbitraria, come dimostrerebbe l’ultima battaglia berlingueriana contro il craxismo dilagante, culminata nella sconfitta subìta sulla scala mobile. Poi il craxismo dilagante ha preso la piega che tutti abbiamo potuto constatare. C’è dell’altro.