I ♥ polpettoni – Il fascino irresistibile dei polpettoni letterari

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Dal nostro archivio, un pezzo di Francesco Longo apparso su minima&moralia il 14 febbraio 2013.

Questo pezzo è uscito su Orwell. (Immagine: una scena di Downton Abbey.)

«Prima che fosse finito il concerto, era sicuro che quella fosse la sola fanciulla che avrebbe sposato». Oppure: «Il vento primaverile, piovoso e lugubre, giungeva da luoghi paurosi e gridava intorno alla casa come un uomo che piange il suo amore». Ci si arrende, ciclicamente, al fascino irresistibile dei polpettoni letterari.

Gli inizi

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Un piccolo apologo su alcuni esordi letterari. Questo pezzo è uscito su La Repubblica. Haruki Murakami scoprì di voler fare lo scrittore in un radioso pomeriggio di aprile del 1978, guardando una partita di baseball al Jingu Stadium di Tokyo. Prima di allora non aveva mai scritto un rigo. Lo racconta lui stesso nell’introduzione a Wind/Pinball, […]

Due caligariani a Venezia

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di Giordano Meacci e Francesca Serafini

Quando mi volto e la trovo – ché ogni volta c’è un momento in cui mi giro e già so che lei è sempre lì, pronta a guardarmi le spalle – Francesca sta sorridendo a Terry Gilliam. Credo di aver detto – sì, l’ho proprio detto – “She is my extra-anagraphic Sister” mentre lei già improvvisava un avvicinamento con inchino a mano tesa verso Gilliam: e Gilliam, molto divertito, replicava immediatamente la stessa coreografia: inchino settecentesco, braccio teso; finché i due si sono incontrati giurandosi, in un angloitaliano di frontiera – siamo pur sempre gente di mare, in questo momento – eterno amore, e rispetto.

E l’immagine che mi sfòlgora davanti, a questo punto, è quella di un’accogliente quadriglia affettiva; potrei passare sotto la loro stretta di mano e accennare una giga: e so per certo che Gilliam e Francesca mi seguirebbero.

Roberto Bolaño e Jim Carroll, musica e religione: intervista a Patti Smith

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Pubblichiamo la versione integrale di un’intervista a Patti Smith apparsa su D – la Repubblica. (Fonte immagine)

Lo ha chiamato The (Patti) Smiths Tour e insieme ai figli Jackson e Jesse e al chitarrista Tony Shanahan (qui al basso alle tastiere) Patti Smith ha iniziato a dicembre un piccolo bellissimo viaggio di famiglia in Italia fatto di città da visitare e di piccoli bellissimi live acustici. A Parma la prima data, seguita da Rimini e Udine, Vicenza, Napoli e Catanzaro. Poi il 13 dicembre Patti Smith è stata a Roma, in Vaticano, sul palco del concerto di Natale. Non fa mistero del suo amore per Papa Francesco, a cui un anno e mezzo fa ha stretto la mano in piazza San Pietro, con pari stupore di fedeli e varia umanità punk e post-punk.

L’evasione al potere

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99.

Le Pussy Riot erano all’asilo, quando Dubravka Ugresic, insieme ad altre due colleghe, Slavenka Drakulic e Rada Ivekovic, fu costretta a lasciare la Croazia per la sua opposizione al nazionalismo. Era il 1993. «Prostitute, nemiche pubbliche, streghe» fu il gentile commento con cui il governo croato chiamò queste tre temibili donne. Dubravka Ugresic oggi vive tra l’Olanda e gli Stati Uniti, è una scrittrice di successo tradotta di 20 lingue, idolatrata in America dove è appena uscito il suo ultimo saggio “Europe in Sepia” (Open Letter Books), una raccolta di saggi politici che in cui l’autrice passa delle contestazioni di Zuccotti Park fino ai riots di South London. Da noi invece è meno conosciuta ma da poco è uscito il sorprendente “Cultura Karaoke” (Nottetempo, 408 pagine, euro 19,50, traduzione di Olja Perišić Arsić e Silvia Minetti), una raccolta di saggi che è stato finalista al National Book Critics Circle Award per la critica.

Intervista a Giorgio Montefoschi

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Da oltre quarant’anni, Giorgio Montefoschi organizza le sue giornate con disciplina ferrea, “impiegatizia” dice lui. Si alza prestissimo, legge i giornali, si siede al tavolo di una grande stanza, spalle a una montagna di classici di letteratura greca e latina, impugna la stilografica e soffre di fronte alla pagina bianca. Dopo tre ore, se ha riempito quindici o sedici righe, ossia mezza cartella dattiloscritta, è felice. La felicità e la soddisfazione in un lavoro del genere sono necessariamente brevi. Il pomeriggio, Montefoschi torna nella stanza e legge, lavora ai libri che recensisce e accende il computer che i quotidiani gli hanno imposto di usare. In questa maniera, oltre a innumerevoli articoli, contributi critici e reportage, Montefoschi ha scritto sedici romanzi, uno dei quali – La casa del padre – esattamente vent’anni fa vinse il Premio Strega. L’ultimo esce oggi, s’intitola La fragile bellezza del giorno (Bompiani, pp. 223, euro 17) e per lui conta forse più di tutti i quindici precedenti.

#onebook

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La scomparsa di certi libri mi preoccupa. Mi preoccupa così tanto che ci sono giorni che vado a comprare classici che non avrò mai tempo di leggere o che ho già letto perché così magari le librerie vedono che vendono e non li eliminano dagli scaffali. E ci sono notti che me li sogno. Sogno i libri.

Questa mia preoccupazione per la scomparsa dei libri è cominciata un paio di mesi fa. È andata così: una mattina sono andata a vedere al cinema La vita di Adele di Abdellatif Kechiche. In una delle prime scene del film, e poi anche più avanti, Adele legge La vie de Marianne di Marivaux. Finito il film sono uscita dal cinema e sono andata alla Feltrinelli più vicina a cercare La vie de Marianne di Marivaux. Negli scaffali Marivaux non c’era. Non c’era La Vie de Marianne, ma non c’era nemmeno Il trionfo dell’amore, che è un libro che quando l’ho letto ho amato moltissimo e ogni tanto ho anche regalato. Di Marivaux alla Feltrinelli non c’era proprio un bel niente. Ho chiesto al commesso. Ha cercato con me nello scaffale e niente. Poi è andato al computer, ha scritto Marivaux, e anche lì non è uscito fuori niente. Mi ha guardato e ha detto: Marivaux non c’è più. Ha aggiunto: si vede che non vendeva. Io da quel giorno penso spesso a Marivaux.

Gruppo 63: alcune divergenze

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Cinquant’anni fa nasceva il Gruppo 63. È da poco uscito per L’Orma, curato da Nanni Balestrini e Andrea Cortellessa, Gruppo 63. Il romanzo sperimentale. Contiene gli atti del terzo convegno del Gruppo e una sezione intitolata Col senno di poi, nella quale Cortellessa ha raccolto i contributi dei partecipanti al convegno e di alcuni scrittori e critici del nostro tempo. On line, su “Le Parole e le cose”, sono stati postati l’intervento di Gianluigi Simonetti e di Andrea Cortellessa È stato chiesto al sottoscritto un intervento. Eccolo, a disposizione dei lettori di m&m.

Benché in Italia di gite a Chiasso ci sia sempre bisogno, le avventure del Gruppo 63 non mi hanno mai scaldato in un modo che andasse oltre la fascinazione un po’ superficiale per un’iniziativa (qualunque essa fosse) dichiaratamente ostile a un sistema di potere. Il che è abbastanza strano. Credo di aver amato molti dei maestri cari ai contro-controriformatori di Palermo. Ogni anno rileggo Sotto il vulcano di Malcolm Lowry con immutata passione, non mi separo dai miei Beckett, Proust, Joyce, Faulkner, coltivo Georg Trakl con devozione e inseguo Artaud dietro ogni angolo in cui mi sembra di sentire puzza di teatro della peste. Allo stesso modo, sento molto vive in me le forme di un certo romanzo di ricerca per come si è evoluto dopo in Europa (da Berhnard a Sebald), in nord America (da DeLillo a David Foster Wallace al Pynchon pur molto amato dal Gruppo, fino al neo-modernismo di opere come Suttree di Cormac McCarthy) nonché nel Sud America di Cortázar e Bolaño.

Di cosa parliamo (noi maschi) quando parliamo di femminicidio

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Questo articolo è uscito oggi su Europa. di Christian Raimo Sono un uomo, un maschio voglio dire, ma seguo le questioni di genere. Questo per dire che qualche anno fa ero un lettore costante e allibito di Beatrice Busi quanto teneva una rubrichetta settimanale di spalla su Liberazione: 3000 battute, forse meno, per ri-raccontare gli […]

Dalla parte di Alice ­– il corpo e l’immaginario cinematografico

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“Che cosa ci avviene quando assistiamo a un film e dimentichiamo di essere seduti nell’oscurità? Che cos’è l’immaginario cinematografico oggi? Quale attrazione esercita su di noi? (E: “noi” chi?). Inauguriamo oggi una nuova rubrica: tutti i giovedì Paolo Pecere esaminerà alcuni film esemplari in cui il cinema sembra affrontare dal suo interno queste domande, collegati dal tema della fantasia di un altro mondo e un’altra vita. Una passeggiata “dalla parte di Alice”, che passa per film più e meno recenti, da Avatar a 2001. Odissea nello spazio, da L’enigma di Kaspar Hauser di Herzog a Inland Empire di Lynch.

I. Crepuscolo dei vampiri, o come rifarsi una vita con il mostro

“Sebbene mitigata dalla suggestione della realtà, l’esperienza filmica somiglia allo stato onirico e alla fuga nella fantasia, la quale non può essere controllata nemmeno quando ci sembra di produrla attivamente”.
(H. Belting, Antropologia delle immagini, 2002).

La “saga” cinematografica di Twilight (2008-2013) tratta dai libri di Stephenie Meyer (che ha approvato la sceneggiature e prodotto di persona l’ultimo episodio), costituisce un tentativo di combinare una storia d’amore e guerra tra bande per adolescenti con il tema del vampiro. I film hanno avuto un enorme successo commerciale, ma l’adattamento cinematografico non è piaciuto a molti critici, americani e anche italiani: