Haim Baharier: interpretare è un processo infinito

esher-mostra-roma

Questa intervista è uscita su Avvenire. Ringraziamo l’autore e la testata.

di Alessandro Zaccuri

Haim Baharier non è uno scrittore prolifico e ne va fiero. Ma è anche un lettore prodigioso, qualità che da sola basterebbe a giustificare la scelta della Scuola per librai Umberto ed Elisabetta Mauri, che ha affidato a lui la lectio magistralis conclusiva dell’ormai imminente seminario di perfezionamento a Venezia. L’interessato, fedele al suo stile, minimizza: «Non sono un esperto di marketing – dice –, l’unico mio merito consiste nell’appartenere al popolo del Libro. E questa, per me, è una gioia profonda». Nato a Parigi nel 1947 da una coppia di ebrei polacchi sopravvissuti ad Auschwitz, Baharier vive a Milano, dove svolge l’attività di psicoanalista.

Su Maurice Blanchot

levinas

Pubblichiamo un estratto dal libro Su Maurice Blanchot (Caratteri Mobili, a cura di Augusto Ponzio e Francesco Fistetti), una raccolta di quattro saggi del filosofo Emmanuel Lévinas sullo scrittore e critico letterario francese, ringraziando l’editore.

di Emmanuel Lévinas

Il modo di rivelare ciò che resta altro malgrado la sua rivelazione non è il pensiero ma il linguaggio della poesia. Il suo privilegio non consiste, nelle analisi di Blanchot, nel portarci più lontano dal sapere. Esso non è telepatico, l’esteriore non è il lontano. Esso è ciò che appare – ma in maniera singolare – quando tutto il reale è stato negato, realizzazione di questa irrealtà. Il suo modo d’essere – il suo genere –consiste nell’essere presente senza essere dato, nel non offrirsi al potere, essendo stata la negazione l’ultimo potere umano, consiste nell’essere il campo dell’impossibile al quale il potere non può aggrapparsi, nell’essere un congedarsi perpetuo da ciò che lo svela. Ne consegue per colui che guarda l’impossibile, una solitudine essenziale, che non può essere equiparata al sentimento d’isolamento e di abbandono nel mondo, superbo o disperato.

Quando il cinema racconta il Sud

Il-Postino

Questo articolo è apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

Fanno testo i Rolling Stones, non proprio gli ultimi arrivati. La domanda è: che cosa costituisce o promuove l’identità italiana oltre i confini? Il cinema vi gioca un ruolo importante, come conferma il recente premio Oscar al «felliniano» La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Al film ora si ispira il video di Mick Jagger & Co caricato su You Tube dopo il concerto romano del 22 giugno al Circo Massimo, già cliccato a iosa nel sito www.rollingstones.com. Sulle note della struggente Streets of Love e nelle soffuse luci «a cavallo» dell’alba o del crepuscolo, scorrono le immagini dei vecchietti rock (bellissimi, oltretutto, oggi più che mai), alternate con i volti di giovani nel pubblico e con scorci capitolini dal vago sapore retrò (nostalgia canaglia). A un tratto, nel video, sventola un tricolore, sebbene l’accattivante profezia di Jagger sia stata smentita: «L’Italia vincerà il Mondiale», aveva detto prima della partita contro l’Uruguay.