Senza filtro

gilles_lambert

Oggi, giovedì 10 marzo, alle 16 Alessandro Gazoia è ospite di Fahrenheit (Radio3) e alle 21.30 presenta Senza filtro. Chi controlla l’informazione da Verso libri a Milano con Luca Sofri. Domani, venerdì 11 marzo, alle 17.30 presenta il libro alla Nuova Libreria Il Delfino di Pavia con Emmanuela Carbé. (Fonte immagine)

Diversi mesi fa un redattore di minima&moralia mi proponeva di contribuire a questo blog di approfondimento culturale con un articolo sull’informazione. Ne leggevo la mail sullo smartphone ma aspettavo di arrivare a casa per scrivergli bene da pc. Questa preferenza è uno degli indicatori più affidabili per datare la mia età digitale e insieme ad altre righe dello spettro elettromagnetico segnala la mia origine in un’Internet vicina nella cronologia ma ormai lontanissima negli usi e nella percezione.

Un nauseante odore di carciofo

arcimboldo

Domenica scorsa Fabio Volo ha debuttato su La Lettura del Corriere della Sera con un articolo intitolato I miei libri? Broccoletti dell’anima. Pubblichiamo una risposta di Emmanuela Carbè. (Immagine: Arcimboldo.)

di Emmanuela Carbè

Quando ero piccola arrivava un momento dell’anno in cui rientrando a casa (due scalini alla volta, per fare più veloce e per gioco) sbattevo contro un nauseante, disgustoso, intollerabile odore di carciofi. Mia nonna li lasciava cuocere per ore e la puzza invadeva con violenza prima la cucina, poi l’intera casa. Odiavo la mia famiglia perché era insopportabilmente carciofocentrica, c’era in loro una specie di religione del carciofo per cui non si poteva proprio fare a meno, una volta a settimana e nonostante il mio malessere, di celebrare il rito della serata del carciofo lesso.

Nel giorno del carciofo io stavo seduta a tavola e continuavo a lamentarmi, chiudermi il naso con il tovagliolo, platealmente; volevo insomma che fosse chiaro a tutti il mio problema e che si sentissero tutti maledettamente in colpa. Ma il problema era solo mio: la sera dell’attacco di vomito la mia famiglia si schierò definitivamente dalla parte del carciofo e decise che nel giorno del carciofo io avrei cenato in sala da pranzo, lontana da loro e dalla pentola di carciofi; su quel tavolo di legno finto-antico, sola, davanti alla tv, imparai la dura legge della minoranza, ma anche l’eleganza del non lagnarsi quando non si è nella squadra dei vincenti.

Storie di un lumicino e di un salmone domestico

salmonedomestico

È un romanzo, dice il mio istinto. Un manuale, dice il sottotitolo. Manuale? Romanzo breve? Racconto lungo? Sospendiamo il giudizio. Mio salmone domestico. Manuale per la costruzione di un mondo, completo di tavole per esercitazioni a casa (Laterza 2013) è un libro, su questo non c’è dubbio, un libro che parla della ricchezza e della disperazione di una giovinezza. Lo fa in prima persona, in presa reale. La protagonista (senza nome) racconta un periodo di tempo che va dai suoi studi universitari a Pavia (la stessa città dove ha studiato l’autrice) all’invio matto e disperatissimo dei curricula dopo la laurea, passando per la laurea medesima, con incursioni nella città natale, Verona (la stessa città dov’è nata l’autrice), e altre mete occasionali. Suo fido compagno è un salmone domestico, un po’ dáimon un po’ grillo parlante. Salmoni, grilli… meglio smettere con le metafore zoofile.