“Il Gabbiano” di Cechov: una grande regia di Ennio Coltorti

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di Chiara Babuin

La fine dell’800 è caratterizzata da un’inquietudine repressa a fatica, un’indignazione crescente per i vecchi ordini, le vecchie generazioni; da una tecnologia che comincia a invadere progressivamente i ritmi naturali del vivere umano, dove la distinzione tra metropoli e campagna si fa netta e senza possibilità di ritorno. Protagonista di questa condizione è un giovane individuo spaesato e senza riferimenti, che guarda con insofferenza alla comunità, rifugiandosi nella parte più in ombra del proprio io. Sono gli anni che fungono da incubatrice per la Rivoluzione Russa e la Prima Guerra Mondiale.

Solo nell’ultima decade del XIX secolo, Rimbaud muore a soli 37 anni, la Secessione Viennese s’insinua febbricitante nella società della capitale austriaca, esprimendo il suo fermento innovativo e destabilizzante e Freud comincia a pubblicare i suoi primi studi.

Il Sogno di Nietzsche: il capolavoro messo in scena dai Coltorti

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di Chiara Babuin e Adriano Ercolani

Il Sogno di Nietzsche: il capolavoro messo in scena dai Coltorti.
Non esiste figura più indegna di rispetto di chi manipola il pensiero di Friedrich Nietzsche, una delle menti più alte e abissali della storia della filosofia, forzandolo a letture biecamente fascistoidi.

O meglio, a ben pensarci, qualcosa di peggio esiste: coloro che ne fanno un fautore dell’immoralismo tout court, che lo erigono a emblema di una visione egotica e rapace dell’esistenza, quasi fosse un profeta dell’edonismo pseudolibertario che domina e intorpidisce le coscienze in questa fase decadente del capitalismo.