Il maestro

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Per ricordare Ennio Morricone, il maestro, abbiamo chiesto a Valerio Mattioli un breve estratto da Superonda – Storia segreta della musica italiana, che vi invitiamo a recuperare.

di Valerio Mattioli

Ai tempi di Se telefonando, Morricone era già uno di quei tre o quattro personaggi che in silenzio avevano modellato il volto della musica italiana, e specie la canzonetta gli doveva tantissimo: i suoi arrangiamenti lo avevano trasformato in uno dei nomi più richiesti della RCA Italiana, nei cui studi era salutato come un Re Mida. Il 1966 in particolare, vide Morricone alle prese con un trionfo dopo l’altro: dopo Se telefonando fu la volta di C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, il melenso inno che per un paio di settimane trasformò l’idolo delle ragazzine Gianni Morandi in un fortuito portavoce della causa antimilitarista. L’anno precedente era stato consacrato come nuovo nome di punta della musica da film col Nastro d’Argento per la colonna sonora di Per un pugno di dollari, e di lì a qualche mese avrebbe marchiato a fuoco il decennio con quella di Il buono, il brutto, il cattivo.

Non bastasse, assieme a un manipolo di altri compositori non più giovanissimi aveva da poco inciso l’album d’esordio del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, collettivo d’avanguardia guidato da un discepolo di Giacinto Scelsi chiamato Franco Evangelisti.

Stan Ridgway — Canzoni in nero

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Stan Ridgway ha vinto il Premio Tenco 2016: di seguito pubblichiamo un ritratto del musicista e cantautore californiano.

È il 1980 quando un gruppo di Los Angeles esordisce con un album lontano dalle regole del rock dell’epoca, dalle etichette a tutti i costi, dai generi definiti. Si chiamano Wall Of Voodoo, nel loro mini LP, dallo stesso nome, mettono a frutto la passione per gli horror e per il noir in maniera incandescente. Hanno già musicato qualche film di serie Z, uniscono a un po’ di elettronica da rigattiere la passione per Ennio Morricone, amano i racconti in cui “finisce male”, come ricorda il loro leader,  Stanard Ridgway, per gli amici e gli appassionati Stan. “Fin da ragazzino, mi sono messo in testa di cantare cose terribili e di coltivare la mia passione per gli strumenti strani”.

50 anni di “Per Un pugno di dollari”. Sergio Leone, l’Andalusia e una storia da storia del cinema

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Questo articolo è uscito su il Venerdì di Repubblica

ALMERÍA. Sono passati esattamente cinquant’anni dal momento decisivo. Accade tutto in una sala cinematografica che non esiste più. Ci vorrebbe una telecamera immobile sul volto per spiare i minimi movimenti delle palpebre e i tic e il sudore e le sigarette fumate e spente una dietro l’altra. Perché c’è un uomo determinato e drogato di sigarette a dare ossigeno e vita al film che avrebbe cambiato la storia del western e del cinema stesso del secondo Novecento. Si chiama Renato Bozza, è direttore generale della casa di distribuzione Unidis, e ha puntato moltissimo sul film di Bob Robertson, Per un pugno di dollari. Robertson è il nome che è stato imposto a Sergio Leone per spingere al successo un western italiano su cui in pochi sono disposti a scommettere (Gian Maria Volonté è John Wells, Ennio Morricone è Leo Nichols e così via). All’inizio, però, quel che bisogna salvare è la vita stessa della pellicola. Il film esce in un’unica sala, il 12 settembre del 1964, al Supercinema di Firenze, e nelle prime settimane è un fiasco. Rischia la morte prematura. Tuttavia se la sala è vuota, i biglietti vengono staccati ugualmente.

La rivoluzione di Gino Paoli

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Oggi, 23 settembre, Gino Paoli compie 80 anni. Lo ricordiamo con un estratto da La musica è leggera di Luigi Manconi, edito dal Saggiatore, ringraziando l’autore e l’editore. di Luigi Manconi Così fu che, nella mia vita, entrò Gino Paoli. Paoli merita, palesemente, un monumento. Di gratitudine, innanzitutto, ma anche di studi, analisi, elaborazioni, tanto è […]