Nel mezzo dell’America: “Gli assassini” di Elia Kazan

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di Eugenio Giannetta

C’è un’America rivoluzionaria, sovversiva, eccitata, e un’America nostalgica, sentimentale, incompresa. Non si tratta di una vecchia o di una nuova America, poiché il nuovo presuppone consapevolezza. È solo un’altra America, diversa, e in cerca di ispirazione. In mezzo c’è uno scarto generazionale e una presa di coscienza. La visione, di fatto, di una società impegnata a incollare frammenti e concetti in contrapposizione tra loro. Libertà e prigionia, ad esempio, presi in mezzo da una tenaglia con un preciso dovere morale, che implicitamente impone anche una presa di posizione, soprattutto politica.

Nel 1972, anno in cui esce Gli assassini, terzo romanzo del regista premio Pulitzer Elia Kazan, pubblicato in Italia nel 1973 per il Club degli Editori e ora portato in libreria da Centauria (pagine 382, euro 18), nella traduzione originale di Ettore Capriolo, questo stato delle cose era una conditio sine qua non, ma poi molto è andato perdendosi, fino ai giorni nostri, in cui si comincia a sentire di nuovo l’esigenza di rompere con il passato e destarsi dal torpore, ricominciare quindi a interessarsi alla politica, alla sua attualità e alle sue emergenze.

Rushdie a Tirana

Salman Rushdie’s Satanic Verses is burned by Muslims in Bradford, 1989.

Pubblichiamo un articolo di Alessandro Leogrande sulle reazioni della comunità musulmana alla notizia della pubblicazione in Albania delle opere di Salman Rushdie. Una versione più breve di questo articolo è uscita su «La Lettura» del «Corriere della Sera».

Pubblicare Salman Rushdie a Tirana è un atto di coraggio. Nel ventennale della fatwa khomeinista del 1989 contro l’autore dei Versetti satanici, Christopher Hitchens notò come questa, oltre ad aprire un nuovo fronte di guerra contro la libertà d’espressione su scala globale, aveva creato uno straordinario collante nell’islam radicale e ultraconservatore, divenendo un detonatore sempre pronto a esplodere, nei luoghi più disparati, anche nel XXI secolo.

Quanto sta accadendo in Albania in questi giorni lo conferma ampiamente. Arlinda Dudaj, giovane direttrice della omonima casa editrice, la più importante e dinamica del paese, ha reso noto in una intervista rilasciata sul quotidiano “Shiqptarja” di aver acquistato i diritto dei Versetti satanici. Dudaj è una casa editrice che traduce molto. Ha pubblicato José Saramago, Cormac McCarthy, Stieg Larsson, gli italiani Roberto Saviano, Paolo Giordano, Fabio Geda… Il suo maggior successo editoriale è Kurban, autobiografia politica di Edi Rama, leader dell’opposizione contro la deriva “bielorussa” del sistema-Berisha. Nell’ultimo mese, oltre a mandare in libreria To the End of the Land di David Grossman, Dudaj ha pubblicato L’incantatrice di Firenze dello stesso Rushdie e annunciato la pubblicazione, nei prossimi mesi, del suo “memoir” Joseph Anton e congiuntamente dei Versetti satanici, sinora mai tradotti in albanese.