Le lettere di Etty Hillesum, per non dimenticare l’Olocausto

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Questo pezzo è uscito su Donneuropa.

“Dopo la notte scorsa, per un istante ho creduto in tutta sincerità che tornare a ridere sarebbe stato un sacrilegio”. Eppure, la capacità di cogliere gli ultimi residui della bellezza del mondo e il rifiuto di lasciarsi annientare dal dolore, permisero sempre a Etty Hillesum di aggrapparsi a una piccola speranza: “Ma poi mi sono detta che c’è chi se ne è andato ridendo – anche se non molti, stavolta – e che in Polonia riderà pur qualcuno ogni tanto – anche se non molti, credo, di quest’ultimo carico”.

In occasione del centenario della nascita dell’ebrea olandese Etty Hillesum, nata il 15 gennaio del 1914, due sue lettere scritte dal campo di transito dove era confinata sono state ritradotte e pubblicate da Castelvecchi, Due lettere da Westerbork (pp. 72, euro 7,50). Si tratta delle uniche due che furono pubblicate quando era ancora in vita, clandestinamente, dalla resistenza olandese. La versione integrale del Diario (di oltre 800 pagine), e le Lettere, sono pubblicate da Adelphi.

Pericolose separazioni

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Pubblichiamo un’intervista di Elena Stancanelli, uscita su Repubblica, a Marina Abramovic.

Sostiene Marina che l’arte è l’ossigeno della nostra società. Essere artisti è una cosa seria, un impegno che pretende dedizione e coraggio. Serve una vita seriamente organizzata, perché il talento non si disperda. Abramovic padre era un militare e Marina è cresciuta  nel culto  della disciplina. Così qualche anno fa ha deciso di scrivere un decalogo, raccogliendo  consigli per artisti. Il primo punto del Manifesto per la vita di un artista riguarda i precetti per una vita sentimentale che non intralci la professione. E dice: un artista dovrebbe evitare di innamorarsi di un altro artista/ un artista dovrebbe evitare di innamorarsi di un altro artista/ un artista dovrebbe evitare di innamorarsi di un altro artista. Posso chiederle il perché di tanta insistenza? Cosa accade a chi trascuri questa avvertenza?