“La forma dell’acqua” di Guillermo Del Toro. Una favola politica e d’amore radicale

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La bellezza propria di un’opera d’arte sta in una dote: più la contempli più ne scopri le dimensioni. Questo genere di densità fa di un’opera d’arte un capolavoro.

Per questo sono tornata più volte sulla favola di Guillermo Del Toro, scoprendo alla fine che la storia evocata era profondamente diversa dai precedenti più immediati: La Bella e la Bestia di Cocteau, Il mostro della laguna nera di Jack Arnold. Per non dire, di tutte quelle altre pellicole in cui una creatura più o meno aliena entra in contatto con una creatura umana che, quando è una donna o un bambino, ha il potere di rendere più umano il «mostro».

#delusioneBobDylan

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Dopo aver celebrato il premio Nobel a Bob Dylan, ospitiamo questo intervento critico di Evelina Santangelo.

di Evelina Santangelo

Non intendo discutere ancora se il Premio Nobel a Bob Dylan sia stata una scelta giusta. E non lo voglio fare perché su questi discorsi pesa un’ipoteca che non mi sento di avallare, e cioè quali forme si possano legittimamente far rientrare nella Letteratura e quali no.

La Letteratura, l’arte della parola, è un universo vasto che non si può chiudere in recinti.

Il problema, a mio avviso, sta sempre nella potenza, nella forza dirompente di un immaginario, di un mondo d’invenzione, e della parola attraverso cui quel mondo e quell’immaginario si fanno discorso, trovando lì la loro forma esatta.

Detto questo, però, in tutta onestà, non posso che rimanere profondamente delusa dalla prolusione di Bob Dylan, e rimango delusa perché nel suo discorso non è mai andato oltre se stesso, il suo mestiere, le sue reazioni alla notizia, finendo poi con una considerazione come questa: «…come Shakespeare, anch’io spesso sono impegnato a perseguire i miei sforzi creativi e devo fare i conti con tutti gli aspetti delle questioni banali della vita. “Chi sono i migliori musicisti per queste canzoni?” “Sto registrando nello studio giusto?” “Questa canzone è nella tonalità giusta?”. Alcune cose non cambiano mai, anche in 400 anni.

Migrazione: lingua del futuro. (ovvero un programma per una città tutto-porto)

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Si sta svolgendo a Palermo, fino al 16 ottobre, il Festival delle Letterature Migranti: pubblichiamo di seguito un testo di Evelina Santangelo, responsabile e coordinatrice del programma Letterature. Qui il dettaglio della rassegna, tra dibattiti partecipati, mostre, arti visive, dialoghi.

di Evelina Santangelo

Non ci si poteva non misurare con alcune specificità disegnando il programma di un festival con sede a Palermo, città «tutto porto» sulle sponde di quel Mar Bianco di Mezzo (come gli arabi chiamavano il Mediterraneo) che oggi è mare dell’ultima speranza, per quanti tentano di solcarlo con mezzi di fortuna, e mare di una sfida di civiltà dalle conseguenze vitali, per l’Europa.

Di migrazioni umane, diritto d’asilo, di terre negate e di terre promesse (ieri come oggi), si discuterà in molti dei tavoli pensati per questa seconda edizione del Festival, ma anche di vie di fuga possibili verso quel che il sociologo tedesco Ulrick Beck ha chiamato «comunità esistenziale di destino».

Lampedusa è un grumo

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Ecco quel che ho capito, alla fine, dopo aver trascorso una settimana a Lampedusa per il progetto di residenza letteraria #sconfinarealampedusa. Tutte quelle voci e quelle verità di Lampedusa che raccontano timori e spaesamenti.

di Evelina Santangelo

Lampedusa è un grumo, un gomitolo inestricabile. Appena ti sembra di averne preso un capo, quello ti sfugge di mano o ti porta verso un nodo da cui parte un nuovo capo della stessa matassa. È uno di quei luoghi in cui arrivi convinta di aver capito abbastanza, e da cui te ne vai carica di incertezze e verità prismatiche che, a secondo da dove le osservi, ti restituiscono impressioni e pensieri in fuga, impossibili da ordinare in un discorso pacificato e cristallino. Lampedusa è, a suo modo, lo specchio deformante in cui si riflettono contraddizioni e conflitti di questo nostro tempo in cui passato e presente deflagrano.

Già il paesaggio ti spiazza.

Da una parte, il paese asserragliato su un’estremità dell’altopiano che, tra panchine, bar, negozietti alla moda assiepati lungo una pavimentazione perlacea («marmo tunisino» mi spiega qualcuno), scivola verso il porto con il suo traffico di pescherecci e camion frigorifero destinati ai mercati ittici siciliani e di mezzo mondo.

Biografia di un’avanguardia generazionale

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di Evelina Santangelo

A poche ore dai funerali di Valeria Solesin e il giorno prima della giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne… vorrei proporre alcune considerazioni che credo possano aiutare a mettere in discussione atteggiamenti e luoghi comuni prevalenti in questi anni.

Non intendo ricordare la morte assurda, violenta di questa giovane studiosa. Credo che il modo migliore per onorarne la memoria (e per capire) sia ricordane la vita, una vita che mette in discussione tanti luoghi comuni che abbiamo accolto come verità granitiche, indiscutibili. Ci abbiamo scritto libri, ci abbiamo fatto dibattiti, articoli, accompagnati spesso da cori di approvazione, tanto sembravano evidenti.

Quando il cinema sfida l’impossibile

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di Evelina Santangelo

87 ore è il titolo del nuovo film documentario di Costanza Quatriglio, in cui la regista si misura in modo coraggioso con una vicenda che sarebbe inverosimile se non fosse accaduta realmente nel nostro paese nella terra del Cilento,  in un tempo a noi vicinissimo, tra il 31 luglio e il 4 agosto del 2009, quando un uomo è stato prelevato dalla spiaggia di San Mauro dalle forze dell’ordine, è stato caricato senza fare alcuna resistenza su un’ambulanza, ricoverato, sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio all’ospedale di Vallo della Lucania e infine «contenuto» in modo «illecito, improprio, antigiuridico», come recita la sentenza di primo grado.

Così, mentre segui il percorso di quell’ambulanza fino a destinazione, poco sapendo di una vicenda che non ha fatto scalpore, non ha lasciato tracce nel sentire collettivo, ti chiedi cosa effettivamente accadrà a quell’uomo di cui sai pochissimo.

Lì dove finisce il discorso comincia la violenza

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di Evelina Santangelo

Dunque, da una parte c’è uno scrittore che, in merito alla vicenda che lo vede imputato per istigazione a delinquere,pronuncia in aula e scrive (nel suo libro-difesa La parola contraria) parole di questo tipo: «Io, se istigo, istigo alla lettura. Al massimo alla scrittura».«L’accusa contro di me sabota il mio diritto costituzionale di parola contraria. Il verbo sabotare ha vasta applicazione in senso figurato e coincide con il significato di ostacolare. I pubblici ministeri esigono che il verbo sabotare abbia un solo significato. In nome della lingua italiana e del buon senso nego il restringimento di significato».

L’importante è quel che non si vede

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(Fonte immagine) di Evelina Santangelo  Nel saggio intitolato Writing short story, Flannery O’Connor scrive: «Forse la questione fondamentale da prendere in considerazione in ogni discorso riguardante il racconto breve è cosa intendiamo con l’espressione “breve”. “Breve” non significa “insignificante”, “esile”. Un racconto breve deve essere lungo in profondità e deve farci misurare con un senso». E […]

La pratica viene prima della teoria

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Pubblichiamo un’intervista di Nicola Ruganti e Nicola Villa, uscita sul numero 11 della rivista Gli Asini, a Sandro Bonvissuto. (Immagine: Paul Klee.)

di Sandro Bonvissuto

incontro con Nicola Ruganti e Nicola Villa

 Il sintagma perfetto

La mia regola, una regola che vale, del resto, per tutte le cose della vita, è questa: togliere invece che aggiungere. Da un punto di vista stilistico perseguo proprio la sottrazione e non mi stancherò mai di ripeterlo, perché il sintagma perfetto è il massimo del senso e il minimo delle parole necessarie a esprimerlo. Non credo serva accumulare nella scrittura, poiché la forza dell’autore è quella di cogliere un pensiero in modo dritto, giusto e asciutto, il resto è un’arcadia. La sfida di questo mio Dentro è stata riuscire a consegnare un’opera che rispettasse questa regola del “togliere”.